Il dolore
Vanno all’asta due immobili del Comune di Prato
Ma riuscire a venderli è una missione quasi impossibile e il loro valore scende. Nel 2013 previsti 4 milioni di entrate
PRATO. Diciassette milioni e 500mila euro. È il valore degli immobili che il Comune tenterà di dismettere nel 2013, secondo il piano triennale delle alienazioni. Ma la cifra indicata sul bilancio preventivo dell’anno corrente, che il Consiglio comunale si appresta oggi ad approvare, è nettamente inferiore: in fondo al rigo delle entrate effettivamente previste alla voce “alienazioni immobiliari” sono indicati 4 milioni. Che sono previsti per modo di dire, dato che il mercato è congelato e il Comune da anni riesce a vendere poco o nulla. Intanto però l’amministrazione pratese ci deve riprovare: così tornano all’asta due “gioielli” del patrimonio comunale, la casa colonica ex Salvi e la piscina di via Arcangeli.
Una parte del complesso colonico Ex Salvi di via della Chiesa di Capezzana viene messo all’asta per la quarta volta con un bando appena pubblicato: l’apertura delle buste è prevista per il 5 novembre, il prezzo di partenza è fissato a un milione e 90mila euro. L’immobile, che si estende su una corte di 1600 metri quadri, è stato dichiarato di interesse storico ed è in parte crollato. Nella stessa asta il Comune “batterà” anche la palazzina della piscina di via Arcangeli: l’immobile, 1600 metri quadri, conserva ancora la vasca al suo interno ed è anche dotato di impianto fotovoltaico. La base d’asta è di un milione e 440mila euro.
Il tentativo di vendita dei due immobili è il primo passo del programma di dismissioni che, nell’arco del 2013, prevede tra le altre anche l’alienazione dell’ex monastero di San Clemente (un milione di euro), di una casa colonica in via Pollative (300mila euro) e dell’ex podere Migliori (347mila euro), di alcuni uffici in via della Repubblica (752mila euro), della palazzina ex Anci in via Roma (700mila euro), di terreni a Galciana (1,1 milioni), Tobbiana (1,5 milioni) e tre lotti di terreni in via del Purgatorio (5,6 milioni). Tutti beni che erano già inseriti anche nel piano delle dismissioni del 2012, ma di tutto questo patrimonio non si riuscì a vendere nulla. Così, ad ogni asta che va deserta, il prezzo di partenza va rivisto al ribasso: l’invenduto del 2012, è deprezzato di circa il 10% nel 2013.
Una svalutazione fisiologica ma dolorosa considerato che difficilmente basterà a incontrare sul mercato le esigenze di un acquirente. Non sarebbe più conveniente aspettare che il mercato riparta? «Certamente - spiega l’assessore Roberto Caverni, che ha tra le sue deleghe anche quella al Patrimonio - ma per la spending review se il Comune possiede immobili che non usa deve venderli o destinarli ad altra funzione».
Inoltre, dopo due aste andate deserte, l’amministrazione può trattare direttamente la vendita così come farebbe un privato.
IL BANDO DELL'ASTA - SCARICALO
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