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Prato

Studia i funghi ma per l’Irlanda

Studia i funghi ma per l’Irlanda

Enrico Tatti è un biologo che prima si è trasferito in Canada e poi a Dublino

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PRATO. Enrico Tatti è un biologo che ha conseguito il dottorato di ricerca in Microbiologia del suolo presso il Dipartimento di Biotecnologie Agrarie a Firenze. Dopo tre anni e mezzo di lavoro (e qualche esperienza in laboratori all'estero) ha deciso di trasferirsi in Canada per studiare gli effetti di temperature sotto lo zero sulle popolazioni batteriche di suoli agricoli. Dopo due anni ha ottenuto il contratto da ricercatore nel dipartimento di ricerca e sviluppo di una multinazionale che produce funghi in Irlanda. «Il mio progetto – spiega - riguarda l'ottimizzazione della produzione di compost su cui vengono fatti crescere i funghi che l'azienda produce, attraverso la modifica e il condizionamento delle popolazioni microbiche coinvolte nella degradazione della sostanza organica. Inoltre sono coinvolto in un progetto che mira all'eliminazione di prodotti chimici per il controllo delle patologie dei funghi champignon utilizzando la naturale abilità antibiotica di specifici ceppi batterici». Gli studi di Tatti assicurerebbero dei tempi più rapidi nella produzione e una resa in termini di produzione dei funghi maggiore. Il progetto relativo al controllo dei patogeni fungini mediante batteri garantirebbe una salvaguardia della produzione dell'azienda e un minor impatto ambientale nel trattamento di queste problematiche. «In Italia – spiega - penso che siano poche le aziende che decidono di dotarsi di un dipartimento di ricerca e sviluppo in grado di produrre l'innovazione necessaria a rimanere competitivi nel lungo periodo. Da noi vige un atteggiamento un po' più conservativo, concepito magari per sfruttare il più possibile quello che c'è senza concedere troppi pensieri al futuro. Ad ogni modo va detto che in Irlanda ci sono tutta una serie di agevolazioni fiscali che spronano le aziende a correre qualche rischio in più». Per ora Tatti resta all'estero, anche perché la situazione politica e economica lo preoccupa non poco. « E' chiaro che il mio desiderio sarebbe di lavorare in Italia e magari mettere le mie conoscenze a disposizione del mio Paese ma , per ora non ci sono le condizioni». 

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