La manifestazione
Congresso per pochi, il Pd dice “no”
Bocciata la proposta del ministro Franceschini di far votare solo gli iscritti. Una “cabina di regia” per cercare l’unità
PRATO. Pd di Prato unito, una volta tanto. Capicorrente, cani sciolti, giovani e meno giovani, stroncano la proposta del ministro Dario Franceschini di restringere la platea dei votanti al futuro congresso del partito, ai soli iscritti avanzata nelle direzione di due giorni fa a Roma. Due numeri che fanno ben intendere cosa accadrebbe: a livello nazionale gli iscritti al Pd oggi sono circa 500mila. Alle primarie dell’ottobre 2009 - in campo Pierluigi Bersani, Dario Franceschini e Ignaziono Marino - la partecipazione fu di 2milioni e mezzo di votati. Una bella differenza.
Tra i perplessi anche Stefano Ciuoffo, ex assessore, in corsa per la segreteria provinciale nel 2010 contro la vincitrice Ilaria Bugetti, “franceschiniano” senza ripensamenti. «La proposta di Franceschini ha la sua legittimità - afferma Ciuoffo - ed è, credo, una mossa per rimarcare un problema: che è quello che non si capisce perchè non si debba prendere la tessera del partito se si vuole partecipare a una scelta fondamentale del partito stesso. Non credo ci si debba vergognare a iscriversi al Pd. Detto questo - prosegue - non è il momento giusto. Questa posizione che ha pur tuttavia una logica, arriva in una fase della vita del partito nella quale rischia di isolarlo, di metterlo in un angolo. E’ fuori tempo massimo». Dunque, anche per i “franceschiniani” di Prato meglio se la competizione che si profila per il prossimo autunno, a partire dai territori, sarà allargata. Quanto “larga” si capirà. Il Pd pratese sta remando con foga, in un mare in burrasca, verso un attracco condiviso: si cerca l’unità. Non sui futuri candidati a segretario Pd o sindaco - operazione quanto mai difficile - ma almeno su regole e percorsi unitari. Per questo la direzione pratese si è assunta il compito di tracciare le linee politiche da qui ai prossimi appuntamenti - congresso, amministrative 2014 - , per questo si discute di una “cabina di regia” interna alla direzione, formata da almeno un rappresentante per ciascuna anima del partito, che garantisca, appunto, la condivisione delle scelte. E Stefano Ciuoffo è tra coloro i quali allo sforzo per ricompattare un Pd sfilacciato, ci crede. «A una condizioni però - afferma - che partecipino tutti. Perchè se al progetto viene a mancare solo uno dei pezzi del Pd, per me salta tutto». Di dubbiosi ne esistono. Per esempio il “civatiano” Marco Monzali. Che è netto: «Assurdo inventarsi organismi nuovi. Restiamo allo statuto: prevede che la direzione possa dare la linea politica? Facciamolo, poi c’è una segreteria e tutte le articolazioni del partito». Sulla questione del voto agli iscritti è ancora più esplicito: «Si tratta di una sciocchezza sublime di un gruppo dirigente alla disperazione . Ormai è chiara la linea di faglia: da una parte c’è chi vuole rinnovare e rivitalizzare il partito, e mi riferiscono a Civati, Cuperlo e Renzi, dall’altra i conservatori veri, arroccati a difesa dell’esistente». Scontata la posizione di Matteo Biffoni, renziano, per il quale «limitare la partecipazione è un errore grossolano e un segnale devastante». «ormai è chiaro: quando c’è Renzi di mezzo - sottolinea - la volontà della nomeklatura è quella cambiare le regole in ogni caso». Identica la posizione del “giovane turco” Gabriele Bosi “cuperliano”: «È schizzofrenico cambiare le regole ora. Semmai chiarezza si deve fare sui ruoli di segretario e premier. Troppa confusione». Anche chi ancora non si è schierato con un possibile candidato segretario nazionale dice “no” a primarie chiuse. Per esempio Emiliano Citarella, capogruppo in Provincia, simpatie per Renzi e Barca: «Se vogliamo recuperare il rapporto con il nostro popolo bisogna dargli modo di esprimersi. Siamo in piena crisi dei partiti e della democrazia e allora forse è bene aprire il partito ai cittadini, non solo gli iscritti al Pd, ma quelli vicini al centrosinistra e ai simpatizzanti. Fondamentale anche parlare di programma prima che di nomi». Ancora un passo più avanti il giovane democratico Lorenzo Rocchi, uno dei leader di OccupyPd che parla di «brutto segnale» di «autogol» di «responsabilità del gruppo dirigente». «Dico una cosa controcorrente - afferma Rocchi - il voto del congresso deve essere aperto e deve vincere chi prenderà più voti. Non mi sentirò in pericolo se vincerà il candidato di un altro. L’obiettivo è una linea comune del partito». Infime Massimo Carlesi, capogruppo in Comune: «Subiamo l’arroccamento di una parte della classe dirigente Pd non più adeguata ai tempi».
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