Il Tirreno

Prato

Aperto un canale anche verso San Marino

Aperto un canale anche verso San Marino

L’associazione stava cercando di conquistarsi il monopolio del mercato con l’uso della forza

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PRATO. Nell’inchiesta entrano anche altri italiani oltre alla famiglia Bolzorano. E questo accade dopo il 2009 quando con la legge 94 vengono inaspriti i controlli sui money transfer e così l’organizzazione decide di servirsi di un nuovo canale che porta a San Marino alla Fininternational spa di Luciano e Lorenzo Cardelli, una finanziaria con filiali a Lugano e in Lussemburgo e quindi capace di aggirare le norme più stringenti varate in Italia. L’unico inconveniente per gli imprenditori è quello legato alla ricerca di un corriere che faccia la spola verso San Marino con le valige cariche di contanti.

La direzione distrettuale antimafia ha deciso di contestare il reato dell’associazione per delinquere di stampo mafioso specificando che l’organizzazione «nell’attuare le condotte finalizzate al riciclaggio di ingenti somme di denaro. Con l’uso della forza intimidatrice verso l’esterno e verso l’interno derivante dal vincolo associativo con conseguente derivazione di condizioni di assoggettamento e di omertà per poter acquisire, in condizioni di quasi esclusività delle prestazioni imprenditoriali finanziarie, il controllo di tale specifica particolarmente redditizia attività economica in via di espansione e per poter realizzare in modo più tranquillo l’attività delittuosa di riciclaggio in forma sistematica e continuativa nell’ambito della comunità cinese. Con l’aggravante di aver svolto l’attività al fine di agevolare e rafforzare, almeno in parte, altresì altre associazioni e gruppi di criminalità cinese di stampo mafioso, quali quelle operanti a livello internazionale e nell’area fiorentino-pratese, dedite, fra l’altro alla gestione organizzata dei flussi migratori di cinopopolari clandestini in Italia e in Europa».

Fra gli incartamenti emergerebbe anche l’attività di riciclaggio di denaro proveniente dall’attività dello sfruttamento della prostituzione attribuita a Qi Yudong più altri e al contrabbando dalla Cina all’Italia.

Sul fronte delle prove, nel fascicolo si portano in evidenza i redditi imponibili dichiarati da alcune aziende che non superano i sessantamila euro a fronte di un volume di affari per due milioni e alle quali sono state attribuite trasferimenti per quasi tre milioni verso la Cina. E’ evidente che c’è una realtà che stride.(p.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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