Il Tirreno

Prato

Bettazzi si dimette e salva la maggioranza

di Cristina Orsini
Bettazzi si dimette e salva la maggioranza

La giunta regge per un soffio e ottiene il voto necessario a far passare il bilancio Mazzoni: «Lezione di stile contro il giustizialismo». Il Pd: «Cenni è responsabile»

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PRATO. Una testa per una testa. Maurizio Bettazzi in cambio di Leonardo Soldi. È finita così la crisi lampo della maggioranza di centrodestra in Comune: con pezzetto di scotch applicato a una compagine politicamente a pezzi. Ma il Bilancio è salvo, forse.

Il presidente del consiglio Maurizio Bettazzi al termine di una lunga giornata tormentata, alla fine di un consiglio comunale teso che nonostante tutto ha presieduto, ha rassegnato le proprie dimissioni. Si sapeva, era nell’aria. «Non mi dimetto perché me lo hanno chiesto dei consiglieri nei giorni scorsi, soprattutto perchè non mi è mai arrivata una comunicazione diretta ma solo attraverso la stampa - ha detto Bettazzi - Ho preso la decisione di lasciare perché non posso pensare di arrecare anche indirettamente un danno alla città per la mancata approvazione di un provvedimento di vitale importanza come il bilancio». Applausi. Ecco il motivo: Bettazzi , ex An, uno degli uomini più vicini al sindaco Roberto Cenni, mai si sarebbe accollato la responsabilità di far cadere la prima giunta di centrodestra dopo 63 anni di dominio della sinistra. Leonardo Soldi, il consigliere ex Lega Nord passato nel gruppo misto, che per uscire dall’angolo poche ore prima delle dimissioni di Bettazzi, aveva rilanciato la posta con un ultimatum a tutta la maggioranza: «O Bettazzi si dimette autonomamente o la maggioranza deve chiedere le sue dimissioni altrimenti esco io» è soddisfatto. Il suo voto, il 31 luglio in sede di approvazione della manovra ci sarà: una testa in più per raggiungere la quota salvezza di 21 sì. Serafici i tre Indipendenti per Prato che ventiquattro ore fa hanno fatto il salto nelle fila dell’opposizione creando la voragine nei numeri della compagine che sostiene la giunta. Ma d’altro canto il loro addio è stato motivato con un conflitto antico verso l’azione politica della giunta mentre su Bettazzi la posizione era chiara: dimissioni opportune ma spetterà al presidente decidere. Lo ha fatto. E Gianluca Banchelli, uno dei tre Indipendenti, alla fine è corso a stringergli la mano. Bettazzi avrà gradito? Tensione con il Pd che nella riunione dei capigruppo chiede di poter fare una comunicazione sulla vicenda Bettazi-Asm chiedendo anche l’intervento del sindaco. Possibilità negata. In aula il capogruppo Massimo Carlesi torna all’attacco, niente da fare. E i consiglieri Pd si alzano mostrando un cartello con la scritta “censura”.

Carlesi però apprezza il gesto di Bettazzi: «Opportuno certamente - commenta - un atto di assunzione di responsabilità politica che gli fa onore anche se arrivato un po’ in ritardo». È la segretaria Pd Ilaria Bugetti ad alzare il tiro: «Bettazzi - scrive - è stata la vittima sacrificale nel tentativo di salvare una maggioranza spacciata. Ma si sarebbe dovuto dimettere anche il sindaco, parimenti responsabile, che sapeva e aveva avallato l’operazione Asm-Bcc».

Sul fronte dell’inchiesta è lo stesso Bettazzi ad affermare: «Ho il massimo rispetto per le autorità, in primis per le autorità giudiziarie» e legge la decisione del Tribunale del riesame di Prato che ha vagliato la documentazione sequestrata nell’inchiesta che dichiara ammissibile l'indagine per la consulenza fra Asm e Bcc ma afferma che allo stato «non esistono elementi indiziari a carico di Bettazzi per corruzione». È il coordinatore Pdl Riccardo Mazzoni a ribadire di essere contrario alle dimissioni: «Perché le ritengo politicamente ed eticamente immotivate, ma così facendo ha dato una lezione di stile istituzionale alla canea giustizialista che si è accanita contro di lui».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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