Il Tirreno

Prato

Un borgo “fantasma” con laboratori cinesi e case abusive

Ilenia Reali
Un borgo “fantasma” con laboratori cinesi e case abusive

Una grande casa colonica trasformata in una comunità orientale con tre aziende, abitazioni, animali e orti. Trovati 30 lavoratori a nero di cui nove senza documenti

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PRATO. Era un borgo, probabilmente una fattoria, dell’antica campagna toscana. Una casa colonica con i campi intorno all’ombra del torrente Ombrone, tra Tavola e Poggio a Caiano. Oggi c’è una comunità cinese con laboratori abusivi e alloggi e perfino con container trasformati in dormitori. Quando i vigili urbani di Prato sono arrivati hanno trovato tre aziende di confezioni con trenta lavoratori a nero di cui nove senza documenti.

Per raggiungere la grande casa di proprietà di un imprenditore pratese si devono percorrere un paio di chilometri in mezzo ai campi lungo una strada sterrata. Le buche invitano a fare retromarcia. Le case coloniche, alcune ruderi altre ben ristrutturate puntellano il panorama del fazzoletto di campi che divide la frazione di Tavola dalla zona industriale del Macrolotto. Manufatti di pregio che negli anni si sono ampliati con ristrutturazioni più o meno fantasiosi e con capanne e rimesse abusive che un tempo servivano per il fieno e per custodire i macchinari per il lavoro dei campi. E’ in una di queste case che i vigili urbani hanno scovato una vera e propria comunità cinese che in parte viveva in stanze ricavate nella grande colonica - in alcuni casi ben ristrutturate - ma anche in container e capanne ricavate addossando materiale ai vecchi fienili.

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Qui vivono e lavorano almeno trenta persone che hanno costruito in questo luogo a due passi da Prato ma isolato dalle strade principali una loro vita. Con orti, galline e papere. Quasi una comunità isolata in grado di bastare a se stessa e anche da fare da punto di appoggio per chi arriva da fuori. In questo luogo infatti il via vai è continuo. Cinesi in cerca di riparo sono arrivati da quattro anni a questa parte con i loro bagagli per il periodo necessario a trovare un lavoro ma anche per aspettare di partorire i propri figli per poi tornare in altre città. Cinesi stanziali e cinesi di passaggio.

Lavoratori costretti a stare nelle capanne a cucire alle loro macchine da cucire da mattina a sera. Notte e giorno sotto le lamiere che rendevano quei laboratori artigianali invivibili e dove era impossibile dormire. Bruciando ogni sera i rifiuti nei campi. «Qui c’erano insediate tre aziende - spiega il commissario dei vigili Flora Leoni - due regolarmente registrate, una fantasma. Abbiamo sequestrato i macchinari e sigillato i laboratori. Saranno denunciati sia i titolari sia i proprietari degli immobili. Le abitazioni non le abbiamo sequestrate perché c’erano una decina di bambini che sarebbero rimasti senza casa e oggettivamente in alcuni spazi non c’è un pericolo imminente». «Una situazione incredibile - ha commentato l’assessore Aldo Milone - che racconta come l’illegalità sia frequente nella nostra città. In luoghi in cui difficilmente la possiamo individuare».

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