Finanza
Giunta Cenni, è crisi gli Indipendenti sbattono la porta
Non voteranno il Bilancio. Cenni: «Questa volta si va a casa» Si tenta il recupero del consigliere Soldi. Bettazzi sul filo
PRATO. La maggioranza si dissolve sotto il bombardamento di lunga durata degli Indipendenti per Prato - Francesco Innaco, Gianluca Banchelli, Luciano Gestri - che all’indomani della presentazione del bilancio annunciano l’uscita senza ripensamenti dalla compagine sempre più scombiccherata che regge la giunta Cenni. «Ma se la manovra non passa - è la posizione del sindaco - questa volta si va tutti a casa». E la possibilità questa volta c’è davvero. Tutto ruota attorno a un consigliere comunale, il giovanissimo Leonardo Soldi, ex leghista passato nel gruppo misto, che forse con una buona quota di inconsapevolezza è rimasto col cerino in mano: ha dichiarato, convinto, pochi giorni fa, che se il presidente del consiglio, indagato per corruzione nell’inchiesta Asm-Banca di Credito Cooperativo, non si fosse dimesso, lui non avrebbe votato il bilancio. Dopo ventiquattro ore l’uscita, non casuale, degli Indipendenti che hanno provocato l’ultima rischiosissima frana nei numeri della maggioranza. Con l’addio di Riccardo Bini ex Fli, di Soldi che tentenna sulla manovra e ora dei tre Indipendenti, la maggioranza passa a 20 teste e l’opposizione a 21. Ecco fatto. Clima pesante in Palazzo Comunale. Il sindaco Roberto Cenni, faccia scura, arriva, giacca su una spalle e inizia le riunione, una dopo l’altra, per tutto il giorno. «Il ragionamento è semplice - attacca - posso arrivare a capire il dissenso ma quando viene espresso con gli strumenti idonei. Vogliono buttare giù me e la mia giunta? Bene presentino una mozione di sfiducia e la mettano ai voti del consiglio. Usare il Bilancio per far cadere una maggioranza trovo che sia un atto irresponsabile che fa solo del male alla città. Significa congelare ogni intervento, far saltare i meccanismi delicatissimi del sociale a tutela dei quali, se non mi sbaglio, gli Indipendenti sono più volte intervenuti. Costringere chi ha bisogno davvero, le oltre tremila persone che ogni giorni si rivolgono alla Caritas e ai servizi sociali, a non avere alcuna risposta». La giunta, come sempre, ha fatto quadrato: tutti con il sindaco che questa volta non si tira indietro: presenterà il bilancio in consiglio il 31 luglio e conterà chi vota a favore e chi contro: «Un’operazione di trasparenza - dice - e di assunzione di responsabilità» che potrebbe trasformarsi in un voto di fiducia sulla permanenza della giunta Cenni in Palazzo. Di rinviare la manovra di un paio di mesi (il Comune ha tempo per l’approvazione fino al 30 settembre) Cenni non ci pensa proprio: «Che senso avrebbe - afferma - solo quello di farci logorare ulteriormente». Difficile anche pensare a quei ritocchi che l’opposizione potrebbe chiedere: «La manovra viste anche le tante incertezze sui numeri - continua - sarà adeguata via via attraverso gli assestamenti di bilancio. Alcune soluzioni potranno essere trovate così. In nessun altro modo, però». Durissimo il vicesindaco Goffredo Borchi: «Quella con la quale abbiamo a che fare - dice - è gente irresponsabile. Sono in consiglio grazie a Cenni perchè molti di loro sono stati trombati dai cittadini e sono passati solo grazie al premio di maggioranza. Questo è il ringraziamento».
Si profila dunque un testa a testa tra la determinazione di Cenni a portare a casa la manovra e andare a una verifica se pur rischiosa, e gli Indipendenti che giurano che quei numeri mai li voteranno. Le diplomazie, come è ovvio, sono al lavoro per cercare una via di uscita. Ieri pomeriggio un supervertice Pdl con l’appoggio dell’ Udc (l’assessore Roberto Caverni fedelissimo di Cenni). Presenti, tra gli altri, anche Bettazzi e il senatore, coordinatore provinciale, Riccardo Mazzoni. Summit interlocutorio in cerca di una soluzione possibile. Quale? L’unica sul tavolo non piace quasi a nessuno: far saltere la “testa” del presidente del Consiglio per recuperare il voto di Soldi. E sarà proprio Bettazzi a dover prendere l’ultima decisione. «Deve avere - commenta Mazzoni che rinnova la solidarietà piena la presidente del consiglio - tutto il tempo di decidere e in piena autonomia per il decoro nostro e della politica. Piuttosto che sottostare a un ricatto simile però io dico tutti a casa». Una posizione solo parzialmente ammorbidita al termine del summit: «Il nostro obiettivo - conclude Mazzoni - è cercare di portare la giunta a conclusione del mandato». Bisognerà vedere a quale prezzo.
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