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Prato

le ragioni degli indipendenti

Fuori dalla maggioranza dopo 4 anni di delusioni

Fuori dalla maggioranza dopo 4 anni di delusioni

PRATO. Covare il dissenso per 4 anni, provare ogni strumento della tattica politica per ottenere quella discontinuità tanto agognata nella gestione del Comune e all'improvviso consumare la rottura....

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PRATO. Covare il dissenso per 4 anni, provare ogni strumento della tattica politica per ottenere quella discontinuità tanto agognata nella gestione del Comune e all'improvviso consumare la rottura. Come una relazione di coppia che va in frantumi e non si può più ricomporre, allo stesso modo, fra i tre consiglieri del gruppo Indipendenti per Prato e la giunta Cenni il sodalizio è andato in mille pezzi. E la fine dell'idillio si manifesta con la promessa di non tornare indietro: «Passiamo all'opposizione, senza possibilità di ricuciture. Non possiamo fare altrimenti, perché il sindaco ha disatteso tutte le promesse della campagna elettorale. Diciamo basta dopo 4 anni di delusioni e il rammarico di non essere arrivati a questa scelta molto tempo prima. Da quando prendemmo il 42% al congresso del Pdl abbiamo cercato di modificare i rapporti fra i partiti e l'amministrazione».

Prima conseguenza: il voto contrario al bilancio preventivo, il 31 luglio e le dimissioni di Banchelli da presidente della commissione 1. È mezzogiorno, in palazzo comunale si sentono i copiosi rintocchi delle campane del Duomo, ma il rito che viene officiato non è di festa. Somiglia ad una dichiarazione di guerra, nei limiti e nelle forme del governo locale. Gianluca Banchelli, Luciano Gestri, Francesco Innaco certificano la rottura dell'alleanza col sindaco e passano all'attacco verso “l'infedeltà” del loro leader nel rapporto con i cittadini-elettori.

Le ultime 48 ore avevano lasciato presagire l'approssimarsi del precipizio per la strana coalizione centrodestra-movimenti civici che avevano garantito a Cenni di battere il Pd nel 2009. Al vertice di maggioranza, in cui è andato in scena lo scontro feroce fra l'ex leghista Soldi e il presidente del consiglio comunale, Bettazzi circa le dimissioni di quest'ultimo, avevano aperto il varco alla dissoluzione. Che puntualmente si verifica per mano del gruppo dei tre consiglieri.

Loro escludono un collegamento col Bettazzigate: «Non ce ne andiamo per la consulenza ad Asm. Seppure quella vicenda è la dimostrazione che nulla è cambiato in Comune. Ci siamo sostituiti in maniera grossolana alla gestione delle partecipate». Le società municipali sono la vera ragione, per la quale il capogruppo Francesco Innaco arriva a parlare di autentico “tradimento” dei pratesi: «Avevano votato Cenni, perché stufi. Si sono ritrovati peggio, avendo alimentato un'aspettativa». Tre gli errori imputati a Cenni: la ricapitalizzazione di Interporto, l'ingresso nel capitale di Publies, la creazione di Consiag Servizi e l'accordo segreto con Estra.

Carlandrea Poli

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