Il Tirreno

Prato

Prato fa fronte comune «Zonin ci deve ascoltare»

di Pasquale Petrella
Prato fa fronte comune «Zonin ci deve ascoltare»

In serata, dalla banca vicentina, arriva la disponibilità all’incontro chiesto da tutti i sindaci della Provincia e dai presidenti delle associazioni di categoria

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PRATO. Il cerchio si è chiuso. Non è più la battaglia del solo Lamberto Gestri, presidente della Provincia, che di getto ha aperto il fronte dello scontro parlando di «toni sgradevoli e arroganza ingiustificata». Nè quella del presidente degli industriali, Andrea Cavicchi che in un momento d’impeto ha dichiarato «Se loro non ci restituiscono le opere noi boicotteremo la banca».

Da ieri la Popolare di Vicenza ha un intero territorio con i propri rappresentanti istituzionali e delle associazioni economiche come interlocutori nell’affaire delle opere di Palazzo degli Alberti trasferite o in procinto di essere trasferite al Museo Thiene di Vicenza. Ed è stato proprio questo fronte comune che ha aperto la prima crepa nel muro dei dirigenti veneti. Ieri sera uno scarno comunicato inviato all’ufficio stampa ha affermsto che «vi è certamente la disponibilità ad invitare e incontrare le autorità pratesi presso la sede della Banca Popolare di Vicenza».

Una prima vittoria per i pratesi che avevano scritto: «Siamo a scriverle a proposito della Raccolta di opere d'arte di Palazzo Alberti, proprietà della Banca popolare di Vicenza e, riteniamo, patrimonio del territorio pratese» si legge nella lettera inviata al presidente della BpV, Gianni Zonin e per conoscenza al Ministro per i Beni e le attività culturali Massimo Bray e sottoscritta dal presidente della Provincia, Lamberto Gestri, il sindaco di Prato, Roberto Cenni, i sindaci degli altri sei Comuni del territorio, i presidenti di Camera di commercio, Unione industriale, Cna e Confartigianato. «Tale preziosa collezione, di cui la banca da lei presieduta a buon diritto reclama la piena disponibilità - continua la lettera - costituisce un complesso artistico che contribuisce a definire l'identità culturale del nostro territorio e, in quanto tale, rappresenta comunque una risorsa comunitaria da preservare e mettere in valore».

«Partendo da questo assunto - prosegue la lettera - chiediamo che la Banca popolare di Vicenza dimostri l'attenzione che la raccolta in questione e i pratesi meritano, salvaguardando in ogni modo il legame territoriale tra la quadreria e Prato. La invitiamo a non dimenticare l'alto valore simbolico che le decisioni dell'istituto potrebbero assumere in relazione al rispetto della dignità della comunità pratese».

«Alla luce di quanto premesso - conclude la missiva - siamo a chiederle un incontro che dia l'opportunità, senza ledere i legittimi diritti di proprietà, di ristabilire positive relazioni tra la Banca Popolare di Vicenza e la comunità pratese».

Fra i tanti che hanno sottoscritto questo appello si nota un assente eccellente: la Fondazione Cassa di risparmio di Prato. Un’assenza che può essere dettata dal fatto che si trova in una fase di transizione con un consiglio di amministrazione scaduto ed uno nuovo che non si riesce ad eleggere. Ma l’assenza può essere anche dettata dal fatto che su quanto sta accadendo la Fondazione si senta un po’ responsabile. Tre anni fa infatti il cda decise di vendere alla BpV il 15% del 21% che possedeva delle azioni della CariPrato in cambio dello 0,5% di azioni della Popolare di Vicenza. Un’operazione che fu valutata sui trentatrè milioni di euro e che permise ai soci della Fondazione di poter partecipare alla divisione degli utili della BpV. In quel caso si levò un’unica voce contraria: quella di monsignor Simoni.

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