Sicurezza
La prostituta-ragazzina di viale Galilei
Guerra tra bande nella strada di Prato: arrestati dalla polizia quattro giovani per favoreggiamento, sfruttamento e violenza
PRATO. Hanno in media 24 anni ma già, nella loro vita, possono essere considerati maturi. Maturi per delinquere, per usare violenza nei confronti di altrettante giovani ragazze avviate alla via della prostituzione. Delle macchine da soldi per cui, quando l’azienda dove uno di loro lavorava (la Stefan) ha ridotto all’osso gli organici avviandosi verso lo stato di insolvenza, non c’è stato da preoccuparsi. Ormai il reddito era invertito: il lavoro notturno valeva assai di più di quello regolare. Quello in cui ci si alza la mattina e si fatica.
Anche se è quel lavoro notturno a far guadagnare ai quattro accuse infamanti: sfruttamento della prostituzione (anche minorile) favoreggiamento, minacce e per uno di loro violenza sessuale. Sono finiti in carcere dopo una lunga e paziente indagine della squadra mobile, coordinata dal pm fiorentino Sandro Cutrignelli, Razvan Ianut Craciunescu, 22 anni, residente a Campi, Ervis Ndoym 22 anni, Gerald Beqirat, 30 anni e Jonuz Schiti, 24 anni, residenti a Prato.
Una storia che ha come protagonista principale una ragazzina di 17 anni. La chiameremo L. come l’iniziale del suo nome. E’ bionda, minuta, carina e soprattutto minorenne. Un gioiellino per chi frequenta le prostitute. Una ragazza che con una prestazione riusce a intascare 80-100 euro contro i 30 delle colleghe ormai già “vecchie”, con i diciotto anni superati da uno, due, tre anni.
L. è arrivata da un paesino nel sud della Romania, al confine con la Bulgaria. Una città di campagna con pochi abitanti.
E’ arrivata in Italia dal fidanzato Razvan. Prima di lei una sua amica era già venuta a Firenze, sempre a casa del ragazzo. Quando L. arriva si trova in casa con l’altra ragazza e la madre di lui. Razvan mette subito le regole. Le due giovani sono le sue donne, entrambe. E su entrambe usa violenza. Questa almeno è l’accusa delle inquirenti basata sul racconto delle due ragazze che dopo un po’ si stancano e “mollano” il loro aguzzino trasferendosi a Prato.
Anche qui il percorso è segnato, cominciano a prostituirsi su viale Galilei, dove già ci sono altre due ragazze. Si comincia a lavorare alle 21 si smette a notte fonda. A dare loro la copertura sono gli altri tre arrestati. Anche loro sono violenti. E sarà questo a fregarli.
Un giorno all’inizio di gennaio pestano una donna. Si sta prostituendo sul loro territorio, il viale Galilei. Non può farlo ma lei non intende ragioni. La picchiano fino a spezzarle una costola, le chiudono la mano nella portiera dell’auto. Lei va dalla polizia e parla. E racconta anche di quella prostituta minorenne che ogni sera ha un sacco di clienti pronti a pagare più del doppio delle tariffe standard.
I poliziotti provano a togliere L. dalla strada. Lei ogni volta fugge dal centro di accoglienza e torna in via Galilei. Ha capito che il suo corpo la fa guadagnare anche se dal conto toglie quanto deve dare ai suoi aguzzini che però lei sceglierà di non denunciare. Loro non l’hanno violentata, il suo ex sì. E meritano il silenzio. Anche prima di tornare in Romania dove si trova adesso. E dove per un periodo è andato anche Razvan facendo temere che volesse seguire quella prostituta-ragazzina per sfregiarla e mutilarla. Come più volte aveva minacciato di fare quando lei non era più sua.
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