Il Tirreno

Prato

Misericordia e Dolce: funzioni sanitarie, parco e creatività

Misericordia e Dolce: funzioni sanitarie, parco e creatività

È la riflessione-proposta del medico Paolo Sanesi, sostenitore dei percorsi partecipativi, che numeri alla mano dimostra come nel’area del vecchio ospedale non possano non restare parte delle attività sanitarie ospedaliere. Anche di questa ide si pralerà nella serata organizzata per mercoledì 24 alle 21 al Giardino Buonamici da Tirreno e Provincia

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PRATO.È un medico di base e il sostenitore storico della democraiza partecipata dei parcorsi partecipativi ad esse trettamente connessi. Paolo Sanesi fa una riflessione molto articolata sul futuro dell’area del Misericordia e Dolce arrivando a sostenere - numeri alla mano - che non si possono dismettere del tutto le funzioni sanitarie del vecchio ospedale che però potrà contare su un vasto parco urbano. Boccia del tutto e senza appello le funzioni private. Questa è la sua riflessione-proposta che arriva a poche ore dalla serata organizzata al Giardino Buonamici, mercoledì 24 alle 21, da Tirreno e Provincia durante la quale si parlerà di tutte le idee arrivate in queste tre settimana sul database on line Ideascale (http://misericordiaedolce.ideascale.com) dove si può entrare e lasciare la propria proposta e di molto altro.

“La riconversione dell'attuale ospedale - scrive Sanesi - verso un edilizia privata, abitativa o commerciale, non si farà e la destinazione urbanistica non potrà che mantenere un uso pubblico. Ciò, non per divieti imposti da leggi nazionali o presunte indicazioni regionali ma per il semplice fatto che l'intelletto umano non può elaborare soluzioni così macroscopicamente sbagliate trascurando gli enormi vantaggi di progetti alternativi. La responsabilità politica di una scelta che prevedesse una destinazione "privata" sarebbe poi così grande da far prevedere importanti ricadute nella futura ricerca di consenso.Dopo le pessime scelte (architettoniche, urbanistiche, estetiche, ecc.) attuate in quell'area negli anni Sessanta - Settanta ripetere oggi, in peggio, nello stesso luogo, altri e più marcati errori sarebbe veramente intollerabile. Infatti se errare è umano, perseverare è diabolico e tale accanimento dovrebbe meritare una targa alla futura memoria indicante i responsabili politici della scelta, gli esecutori dell'opera, i tecnici, i funzionari, insomma tutti i partecipanti allo scempio”.

“Premesso dunque che esiste un limite anche agli errori umani e che quell'area non potrà avere altra destinazione se non quella pubblica iniziamo a disegnare un percorso di trasformazione -riqualificazione che esalti le potenzialità positive di quella porzione di territorio urbano all'interno della cinta muraria.”

“Il primo passo sarà aprire una discussione collettiva sia su i "percorsi decisionali" della politica di fronte ai grandi temi della città sia sulla "legittimità delle decisioni" prese in quest'ambito. Diciamo subito che la "democrazia elettiva" designa dei rappresentanti che governeranno per ordine e conto dei cittadini, sulla base di programmi elettorali ma, anche e soprattutto, in base all'ascolto della città riguardo a tematiche rilevanti che si presenteranno durante il mandato elettorale. I percorsi decisionali di una certa rilevanza per il futuro della città, ma anche per la qualità di vita di chi la abita, non potranno non tener conto della "democrazia partecipativa" . I tempi della politica non sono i tempi della città. I mandati elettorali risultano troppo brevi per interpretare il destino di una città o per programmarne lo sviluppo. Deve intercorrere fra la politica ed i cittadini un patto di lungo respiro che sappia tracciare prospettive su orizzonti lontani e linee di indirizzo generali capaci di far intravedere un progetto di città futura”.

“A questo punto occorre una proposta specifica: fare partecipazione, organizzare i "saperi" per esprimere proposte di senso. Il destino di una città non può essere disgiunto dai "saperi" che la abitano: i "saperi comuni", che la conoscono perché la vivono e la animano; i "saperi esperti" che, per la propria formazione specifica, dovrebbero rappresentare i primi "lavoratori della conoscenza" in grado di indirizzare le scelte della politica. Questo incontro di "saperi" deve di portare il sapere teorico al cittadino comune e far crescere quell' "intelligenza collettiva" indispensabile ad ogni società in evoluzione, dovrà avvenire all'interno di percorsi istituzionalizzati, al termine dei quali nascerà la proposta/progetto da sottoporre alla valutazione politica. La politica dovrà a sua volta imparare ad ascoltare e a confrontarsi all'interno di istituti di partecipazione, superando i timori della competizione di fronte alle proposte espresse dalla società civile. In questi circuiti virtuosi, basati sul "sapere" e non sul "fare ad ogni costo", magari dietro spinte economiche o di portatori di interesse, o di altro genere, potrà prevalere l'"idea migliore" funzionale al buon sviluppo della città”.

“Le varie proposte presentate nel forum "Idee per il Misericordia e Dolce di Prato" presentano tutte pregi e spunti di riflessione. Destinare l'area a:appartamenti per anziani indipendenti, centro culturale, funzioni e pubblici uffici, verde pubblico, edilizia sostenibile, edifici autonomi, polo universitario e di ricerca, attività socio- sanitaria. Ciascuna proposta indirizza verso una destinazione pubblica, ma le domande alle quali dobbiamo dare una risposta sono: di cosa la nostra città ha più bisogno? Come possiamo unire il necessario ad una riqualificazione del centro storico? Come possiamo intervenire ricercando oltre al necessario ed alla riqualificazione anche possibili prospettive di sviluppo?”

“Per la prima domanda dovremo prendere in considerazione il comparto sanitario. Il nuovo ospedale nasce come struttura per "intensità di cura" e risente di una pesante decurtazione di posti letto, In Toscana circa 2000 unità. Deve inoltre soddisfare i bisogni di una provincia di 250000 abitanti (300000 se consideriamo i residenti irregolari) con una media di 2,7 posti letto per ogni 1000 abitanti, un punto in meno rispetto alla media nazionale che si attesta a 3,7 per 1000 abitanti. Sull'altro versante troviamo il territorio, con la densità di popolazione più elevata della Toscana (615 abitanti per Kmq) nel quale assistiamo ad un incremento vertiginoso delle malattie croniche, legate soprattutto all'aumento dell'aspettativa di vita (85 anni nella donna, 82 nell'uomo) ma anche ai progressi nel campo della prevenzione e della cura (mortalità per infarto 43% nel 1980 oggi 6%; sopravvivenza ai tumori aumentata in meno di un decennio dal 5 al 38%). All'aumento dell'aspettativa di vita e delle malattie croniche non fa riscontro, sul territorio, un pari incremento delle strutture socio-sanitarie destinate alla cronicità ed agli anziani. Se l'Ospedale per intensità di cura sarà un luogo per malati acuti, non avremo strutture per le malattie croniche. Le "cure intermedie", che dovrebbero sopperire alla mancanza dei posti letto per pazienti "stabilizzati" o "cronici riacutizzati", sono rappresentate da 12 posti letto per l'intera Provincia con la possibilità di diventare 24 entro il 2013, con una durata media di degenza di 10 giorni. Da questo scenario si evince l'impossibilità di escludere una destinazione sanitaria nel processo di riconversione della vecchia area Ospedaliera”.

“Alla seconda domanda possiamo tranquillamente rispondere che la riqualificazione di un centro storico (entro le mura antiche) non può prescindere da un riequilibrio fra i vuoti ed i pieni attraverso la soppressione di "anonimi fabbricati che hanno progressivamente saturato le aree libere" per lasciare spazio ad un parco urbano di 5 ettari che aiuti a riacquisire l'importanza e la coscienza del verde. Il verde pubblico non può rimanere un fattore residuale nell'economia della città, rappresenta un bisogno dell'uomo ed un bene collettivo in quanto è capace di migliorarne la qualità di vita. Al contempo dovremo tener ben presente che questa riconversione può offrirci il recupero delle mura urbane e degli edifici simbolo che hanno fatto la storia della nostra città. Alla terza domanda dovremo rispondere con un investimento in cultura. Che si tratti di un polo universitario o di un centro di ricerca, lo sviluppo di una città non può prescindere dalla cultura e dalla creatività che riesce ad esprimere. Investire in cultura significa in definitiva investire a favore dell'economia di un territorio e nel futuro delle giovani generazioni che lo abitano”.

“Il giornale "Tirreno", che di fatto si è fatto promotore dell'iniziativa "Idee per il Misericordia e Dolce di Prato" con la Provincia, ma anche le altre istituzioni dovrebbero farsi carico di concentrare intorno alla proposta un gruppo di "saperi" in grado di avviare un tavolo di partecipazione sul tema, poi allargato alla città, con lo scopo principale di individuare le nuove funzioni d'area. Le ipotesi progettuali scaturite dal tavolo (esempio di vera urbanistica partecipata) dovranno essere presentate all'amministrazione che ne valuterà la fattibilità attraverso percorsi istituzionali e si incaricherà di sostenere i progetti approvati anche mediante possibili interventi della comunità Europea”.

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