La protesta
La Banca Popolare nega a Prato i quadri rinascimentali. Il presidente degli industriali Cavicchi: «Boicottiamola»
Andrea Cavicchi affronterà il caso opere d’arte in consiglio direttivo per scegliere con i soci quali iniziative portare avanti. «Così non va bene. Non può essere considerata la banca del territorio». LA PETIZIONE: una firma per chiedere alla banca di restituire i quadri
PRATO. «No, proprio così non va». Il presidente dell’Unione industriale Andrea Cavicchi va giù duro dopo aver preso atto che la Banca Popolare di Vicenza non ha intenzione di riportare a Prato le opere trasferite nella sede centrale dell’Istituto di credito per una mostra. E dopo il commento, certo non diplomatico del presidente della Provincia di Prato Lamberto Gestri dopo un incontro a seguito di un'interpellanza del consiglierie Bambagioni: «Ho ancora nelle orecchie l'eco sgradevole delle parole di Gianni Zonin. Nel tono e nella sostanza del colloquio con il presidente della Popolare di Vicenza c'è un di più di arroganza gratuita, non commisurata alla semplice domanda di informazioni circa la sorte della collezione», il presidente degli industriali rincara la dose. «Boicottiamo la banca. Ognuno di noi prenda una posizione come privato cittadino», dice.
Le opere che la Popolare di Vicenza non riporta a Prato - LE FOTO
E fa sapere che lunedì 22 luglio parlerà della questione al consiglio direttivo di Confindustria Prato per decidere quali provvedimenti prendere. «Una banca che non riporta a Prato delle opere d’arte può essere definita Banca del territorio?», si domanda. E aggiunge: «Più volte siamo andati a sollevare difficoltà all’istituto di credito dicendo che avevamo la sensazione che stessero facendo una politica di raccolta senza andare incontro alle esigenze delle piccole aziende pratesi. Ci è stato sempre risposto che non era così, dandoci una serie di indici e numeri. Con il comportamento avuto con le opere hanno detto molte cose ed è arrivato il momento di farci sentire».
«E’ vero che le opere sono di loro proprietà ma è anche vero che sono state acquistate dalla Cassa di Prato per la città e si deve andare oltre il fatto che loro le hanno comprate. E’ come se io acquisissi l’opera di Moore, la togliessi da piazza San Marco dov’è sempre stata e la mettessi altrove. Solo perché l’ho pagata».

Intanto Il Tirreno ha lanciato un appello per chiedere che i vertici della Banca popolare di Vicenza prestino ascolto alle richieste delle istituzioni e della città (lascia la tua firma).
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