Proteste
Prato, Francesco Di Fiore: campione la sera, fruttivendolo all'alba
Il neocampione nei Superwelter dopo la mitica vittoria contro Riccardo lecca al Chersoni è tornato al lavoro nella sua bottega di Capezzana
PRATO. Ligabue cantava "Una vita da mediano" ma Francesco Di Fiore non gioca a calcio. Fa il pugile, anzi lavora al banco di ortofrutta della sua famiglia a Capezzana e, nel tempo libero, combatte per il titolo italiano superwelter e lo riesce anche a conquistare con un ko alla terza ripresa sul romano Riccardo Lecca davanti a più di mille appassionati che incitavano il suo nome: «Francesco,Francesco».
Ma quello che sorprende è passare da via Nam Dinh, il giorno dopo la vittoria di un titolo italiano, dove a fare il telecronista per la Rai c'era niente meno che Nino Benvenuti, e vedere Francesco servire al banco i suoi clienti. «La soddisfazione è immensa e voglio ringraziare tutta Prato che mi ha spinto a questo titolo - dice Francesco "Explosive" - ma senza i miei clienti che vengono a comprare la frutta non potrei andare avanti. Quindi la cosa più importante sono loro e tra l'altro tantissimi erano presenti al Chersoni a farmi il tifo».
La vittoria del campione- LE FOTO
Sacrifici e tanta passione. «Ho cominciato con il pugilato per gioco con degli amici che mi hanno portato in palestra - racconta Di Fiore - poi mi è entrata la passione e non ho più potuto farne a meno. La boxe è sacrificio e determinazione. Non bisogna mai darsi per vinti, un po’ come è successo a me. Sono contento perché ho dimostrato a me stesso che valevo quella cintura che l'ultima volta ho mancato per un pelo». E ai giovani che al primo insuccesso mollano cosa direbbe? «È duro allenarsi e uscire dal lavoro e andare in palestra - continua il campione italiano Superwelter - devi cercare sempre qualcosa in più e porti degli obiettivi. Il mio era quello di conquistare il titolo e seppur con grandi sacrifici miei e della mia famiglia ce l'ho fatta e spero di essere da esempio per altri ragazzi».
Un esempio come lo è stato lui al Chersoni. «Ero convinto di farcela - dice Di Fiore - i mesi precedenti sono stati ottimi e anche nel pre gara mi sentivo al massimo. Ho avuto tanta gente che ha creduto in me e che mi ha aiutato. Un grazie alla Pugilistica pratese, ai miei maestri e amici Fausto Talia e Pierpaolo Callipo e a tutti i ragazzi della palestra oltre al team Cavallari-Ventura e a Claudio Belgiorno. I sacrifici sono stati ripagati ed esser qui a lavorare per me è normale. Ora arriva il difficile perchè dovrò rimettere in palio il titolo e cercare di difenderlo».
Di Fiore, una giornata memorabile - LE FOTO
Di Fiore si alza tutte le mattine alle due per andare al mercato ad acquistare la frutta che poi rivende nel suo banco a Capezzana insieme alla sua famiglia. Sul braccio ha tatuate le date di nascita di sua moglie e delle sue due figlie di 13 e 16 anni. Il titolo Di Fiore lo aveva già conquistato nel luglio 2010 sul ring predisposto al Chiavacci contro Bottai per poi cederlo ad Arezzo contro Nicchi nel novembre 2010 e lo scorso anno a luglio 2012 sempre con Nicchi al Lungobisenzio è arrivata una beffa dettata dal giudizio dei giudici.
«La cintura di campione italiano Superwelter è bellissima - spiega il pugile - quando l'ho vista alla Pesata ai Gigli mi sono detto: non puoi non vincere. Poi al Chersoni c'era un'atmosfera unica. Prima il vento che ha tolto tutti i pensieri negativi e poi il pubblico che mi ha sempre incitato». Infine quel colpo incredibile. «Non era preparato - continua Explosive - è stato un momento magico perché in quel colpo c'era tutta l'attesa di tre anni ed è uscito un ko».
Il pugile calciante David Rettori è andato ad abbracciarlo in un sodalizio tra Palla Grossa e Calcio Storico Fiorentino. «L’ho promesso ai ragazzi della Palla Grossa che a settembre sarò in Piazza Mercatale con i Rossi. L'abbraccio di Davide è stato un segno importante che dimostra come la boxe unisce. In questo momento così bello per me voglio ricordare Giovanni Parisi che per me è stato un'idolo».
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