Sicurezza
I cinesi se ne vanno? L’anagrafe smentisce sono 5.000 in più
I dati Cnel ai raggi X: la crisi rende Prato meno “attraente” ma secondo un nuovo studio gli stranieri sono sottostimati
PRATO. Testimoni oculari dicono di vederli tre volte alla settimana salire sui pullman in via Filzi, carichi di bagagli. Tornano in Cina, si spostano in altre città, annusano terre promesse che sono altrove. I cinesi stanno lasciando davvero Prato? Sensazioni o numeri?
Se i numeri sono quelli del rapporto dello Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro), presentato due giorni fa, si scopre quanto nel 2010 Prato abbia perso potere di attrattività nei confronti degli stranieri («negli ultimi tempi – si legge - si registra un esodo di imprenditori cinesi»); ma se i numeri sono quelli che escono dall’ufficio statistica del Comune (aggiornati al 30 giugno 2013), la fotografia è ben diversa.
Ci raccontano come sul territorio comunale, fra il dicembre 2009 e il 30 giugno 2013, si siano registrati 4.714 residenti di nazionalità cinese in più (nel frattempo si è svolto un censimento Istat). E se al 31 dicembre 2009 l’anagrafe contava 10.877 figli dell’Impero Celeste, esattamente due anni dopo ne risultavano 13.056, ben duemila in più al 31 dicembre 2010 (15.029) mentre fino al 30 giugno di quest’anno si viaggiava quasi sui 15.600 cinesi residenti.
In termini percentuali, alla fine del 2012, gli orientali rappresentavano il 7,9% rispetto alla popolazione totale (190.992 residenti), un punto percentuale in più rispetto al 2011. Certo, i numeri dell’anagrafe vanno sempre pur presi con le molle, primo perché andrebbe visto il saldo migratorio tra i nuovi iscritti e i cancellati, secondo perché gli ultimi dati non tengono conto della revisione post-censuaria, per cui rischiano di risultare sopravvalutati.
«Un’ipotesi sull'incremento dei residenti cinesi – spiega il sociologo pratese Andrea Valzania – potrebbe dipendere dal fatto che stia venendo meno un’immigrazione di tipo “mordi e fuggi”, dettata puramente da esigenze economiche. Di fronte abbiamo nuclei più strutturati sul territorio che s’allargano attraverso le pratiche dei ricongiungimenti».
Report immigrazione. Lo presenterà la Provincia il 13 settembre e conterrà spunti interessanti: si scoprirà, ad esempio, che nel 2011 i soggiornanti cinesi (ovvero il totale dato dalla somma dei residenti e dei domiciliati ma non clandestini) ammontavano a oltre 20mila. Un dato ottenuto incrociando i dati di Demo Istat. In altre parole, per ogni 185 cinesi soggiornanti sul territorio provinciale ce ne sono 100 residenti: di questi, un quinto è nato in Italia ma non è cittadino italiano in mancanza dello jus soli.
Prato, quanto eri attrattiva.Secondo l’analisi del Cnel, l’indice di attrattività territoriale (dato dalla incidenza, densità, ricettività migratoria interna, stabilità, natalità e incremento annuo) nel 2010 di Prato è sceso di cinque punti percentuali (79,6), collocando la città al secondo posto subito alle spalle di Brescia (80,3) che diventa prima. «Triste constatazione: se Prato non è più una realtà attrattiva significa che abbiamo un’economia in ginocchio - ammette l'assessore comunale competente Giorgio Silli -. I dati del Cnel sono attendibili ma non oro colato: le nascite dei cinesi a Prato sono ancora tante, le seconde generazioni fanno qui i loro figli. E la percezione dello straniero è diversa rispetto a qualche anno fa».
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