Il Tirreno

Prato

La proposta dell'architetto: nel Misericordia e Dolce a Prato serve il polo del recupero

di Cristina Orsini
La proposta dell'architetto: nel Misericordia e Dolce a Prato serve il polo del recupero

Valerio Barberis dello studio Mdu, nell' area del vecchio ospedale pensa a funzioni "forti" ma afferma anche che: «Mancano scelte di indirizzo per lo sviluppo futuro della città e una strategia che le renda possibili»

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PRATO. Scelte forti per la città e una pianificazione urbanistica che le renda possibili. È ciò che manca a Prato, secondo l'architetto Valerio Barberis, dello Studio Mdu che ha progettato, tra le altre cose, la sede della nuova Camera di commercio. È in questa cornice che Barberis inquadra il futuro dell'area del Misericordia e Dolce .

Le idee dell'architetto - IL VIDEO

«La città deve prendere delle decisioni - afferma Barberis - Quando ci sono scelte da fare così importanti che non riguardano solo Prato ma l'intera area metropolitana, come è quella sul futuro del vecchio ospedale, bisogna avviare un ragionamento strategico, cioè un ragionamento che metta insieme non solo la disciplina urbanistica che normalmente arriva per ultima, ma tutta una serie di questioni che afferiscono all'economia di una città, alla sua cultura, alla vita della società. Si parla di fare un parco piuttosto che un polo oncologico? Sono funzioni plausibili ma bisogna capire in quale direzione si inquadrano».

Sono decisioni, queste, che normalmente spettano alla politica.

«La politica ha uno strumento: si chiama piano strategico chma a Prato è più che altro una relazione delle cose già fatte. La pianificazione deve fare delle scelte e dare un indirizzo. È un quadro complessivo dove poi all'interno si inseriscono gli interventi pubblici e quelli privati».

Parliamo del Misericordia e Dolce, lei cosa vede nell'area?

«Di sicuro funzioni importanti per il centro storico di Prato e per l'intera area vasta. Il parco può essere una scelta condivisibile ma è evidente che di per sé non rappresenta una soluzione».

Parco e non solo. Quali altre funzioni?

«Ipotizziamo che ci sia un piano strategico, ipotizziamo che il piano strategico abbia delineato degli indirizzi: ecco che allora, per esempio, visto che il sindaco è molto attivo sull'arte contemporanea, su quella si potrebbe puntare attirando le grandi istituzioni culturali che potrebbero aprire un loro centro a Prato. Si parla di contatti con 798 Art District di Shanhgai, altre istituzioni, che so il Guggenheim. Intendiamoci, loro non mettono soldi, arrivano e poi ci sono fondi di investimento o investitori istituzionali che finanziamo l'operazione. Il pubblico traccia la linea, il privato la realizza» .

Cosa manca a Prato?

«Se parliamo di cosa manca nell'area del vecchio ospedale che è un luogo veramente strategico per la città allora dico, per esempio, che mancano collegamenti. È incredibilmente isolato. Una prima cosa da fare quindi è quella di ricollocarlo nell'ambito del centro urbano. Poi è bene fare una riflessione se costruirci delle case è strategico o se invece sarebbe meglio pensare delle funzioni che creino sviluppo in prospettiva. Le case evidentemente no, immobilizzano, non sono un volano per l'economia e poi in questa fase è anche difficile venderle. C'è un'altra ipotesi, di minima, che è quella di ripensare ai servizi che mancano in quella particolare sezione di città per un mix funzionale: ci metti un parco, del commerciale, uffici, anche alcuna case, per carità. È un ragionamento, questo, più legato alla città di Prato, senza grandi prospettive ma anche questo plausibile. Si tratta di scegliere».

Tirreno a Provincia hanno avviato una campagna di ascolto utilizzando un database on line e sono tante le idee arrivate dai cittadini: case per anziani, centri culturali e tanti vorrebbero polo universitario. C'è qualcosa che lei boccerebbe?

«L’università. Se proprio si deve fare, facciamo un campus universitario delle moda. Credo si debba contestualizzare una funzione. Il Pin a che cosa è servito a Prato? A nulla. Il problema però è dei finanziamenti: l'università, nella quale sono e ne conosco i problemi, non ha una lira, mancano i soldi per comprare le stampanti».

Ecco, i soldi, come si trovano?

«Bè c'è chi fa un ragionamento inverso: chi va a vedere quali finanziamenti europei sono in atto o lo saranno - il prossimo bando è quello del 2015-2020 - e fa progetti ad hoc per ottenere i finanziamenti. Che sono molteplici: dalle fonti rinnovabili, al tema legato alla riqualificazione urbana che metterà in campo molti soldi. Questa è un'ipotesi di lavoro che funziona».

La Provincia nell'area Misericordia e Dolce propone un luogo di sviluppo del lavoro, con spazi per il co-working da affidare a creativi. Che ne pensa?

«È un'idea che ha un senso per vari motivi: perché ci sono società che si occupano di co-working, un tema sul quale lavoro proprio in questo periodo, che hanno individuato Prato come un luogo importante dove investire. Ha senso anche perché ce n'è bisogno. Ma c'è un problema ed è quello dei numeri. Se si parla di incubatori di imprese ci si riferisce a 10-15 aziende che stanno in 5-6cento metri quadrati. Ingombri piccolissimi per un'area come quella del vecchio ospedale per la quale invece si parla di decine di migliaia di metri quadrati. E dunque il luogo dello sviluppo creativo, anche in questo caso, può essere una parte del progetto, poi ci può essere il parco urbano, un campus e ripeto anche case. I luoghi urbani interessanti sono quelli vissuti da tutti. Il tema è quello di fare un luogo dove la gente c'è».

E un polo fieristico? È un'altra delle richieste fatte dai cittadini.

«Potrebbe avere un senso rivedendo tutta la mobilità. L'esempio è Firenze con la Fortezza da Basso: i poli fieristici non devono essere per forza essere sperduti delle langhe. Si porterebbe una funzione forte nell'area. Però poi il problema sarebbe il gestore. È un'idea che mi affascina. Soprattutto legandola a certi temi: io dico sempre che Prato dovrebbe essere il polo mondiale di tutto ciò che riguarda il riciclo. Non solo tessile, perché il tema del riuso è un tema eco-ambientale che tra l'altro è molto sentito a livello mondiale. Prato la ha vocazione ma non la sa cogliere. Mi viene in mente una cosa…».

La dica.

«Un'idea che elaboro ora. Si potrebbe pensare nell’area del vecchio ospedale , a un polo dedicato ai temi del recupero declinato in tutti gli argomenti: si fa un parco che è già recupero di un 'area, si può portarci l'università con le facoltà dedicate ai temi del recupero: Pisa e Lucca per le tecnologie avanzate, architettura per i temi urbani di sviluppo sostenibile, medicina con la ricerca e il tessile naturalmente. Non un'unica facoltà, un polo dove tutte le facoltà portino i loro dipartimenti. Dopo di che si realizza un centro espositivo di quello che è stato progettato e realizzato e parallelamente si fa un incubatore di imprese proprio su questi temi. A quel punto hai voglia di parlare di co-working, di gente che lavora assieme e ci mette le idee. Sono convinto potrebbe essere un tema addirittura di interesse internazionale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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