Il Tirreno

Prato

Hub della creatività a Chinatown

Hub della creatività a Chinatown

La strada per attrarre i giovani: «Dare loro i capannoni ma con regole flessibili»

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PRATO. Un hub della creatività, per esempio, al Macrolotto zero, la Chinatown, che passa attraverso l'uso dei capannoni industriali dismessi da affidare ai giovani creativi. È una delle possibili vie di crescita e sviluppo di Prato, secondo l'architetto Valerio Barberis che però viene bloccata da norme e regolamenti anche comunali «troppo poco elastici». Netto Barberis: «Prato è una città interessante per i creativi ma paradossalmente proprio nella città ex fabbrica mancano capannoni da dare loro». «I capannoni - continua - sono dei luoghi interessanti perché costano poco. Ma non tutte le categorie possono lavorarci per le normative che esistono. Bisogna, io credo, diventare più flessibili nell'accesso». Il motivo c’è: «I creativi almeno inizialmente non hanno soldi. E bisogna pensare che nei grandi numeri la gente si muove dove spende poco. Berlino è esemplare sotto questo punto di vista, è una città popolata di giovani che lavorano, ma Berlino è anche una delle città meno care d'Europa. Perché c'è una politica che va in quella direzione e che ha l'obiettivo di attrarli».Una proposta forte: trovare il modo di utilizzare anche temporaneamente un capannone come ufficio piuttosto che come officina. «Si parla sempre di Soho a New York - spiega Barberis - bè nella casa abitata da Basquiat prima c'era un carrozziere poi ci ha vissuto il pittore, poi è diventata una macelleria per poi diventare uno studio legale» . E così bisognerebbe diventasse Prato. «Spetta alle istituzioni creare la cornice - dice - Certo non in ogni zona si potranno fare cittadelle della creatività: non al Macrolotto Uno e nemmeno al Due però al Macrolotto Zero sì». (c.o.)

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