Il Tirreno

Prato

Caso Bettazzi, la procura vuole chiudere il cerchio

di Pasquale Petrella
Caso Bettazzi, la procura vuole chiudere il cerchio

I finanzieri della polizia valutaria hanno lavorato tutto il giorno per i magistrati Sotto l’esame degli investigatori le fatture, i contratti e i soldi di questa vicenda

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PRATO. I finanzieri del Nucleo di polizia valutaria di Roma hanno trascorso la mattinata di ieri negli uffici della procura al terzo piano del palazzo di giustizia per catalogare i documenti che hanno acquisito prima nella sede dell’Asm e poi nell’ufficio privato di Maurizio Bettazzi, in via Tintori 69. Ieri pomeriggio, quell’intero incartamento è passato sui tavoli dei sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Antonio Sangermano.

Si tratta di una ulteriore tranche di documenti che va ad arricchire il fascicolo già creato dopo la perquisizione con avviso di garanzia per corruzione fatta il 10 luglio scorso al presidente pidiellino del Consiglio comunale di Prato. Per quella prima tranche il tribunale del riesame si esprimerà mercoledì 24 luglio prossimo e sarà una prima importante tappa di verifica.

Ma torniamo all’inchiesta, ai documenti sequestrati e ai dubbi degli investigatori che devono sciogliere per capire se effettivamente sono stati commessi dei reati. Il primo dubbio, ed è quello che ha fatto scattare l’avviso di garanzia per corruzione, è legato alla fattura per 2.850 euro che la «File servizi snc» di proprietà di Maurizio Bettazzi e del figlio ventenne Gianmarco, ha rilasciato alla Banca di credito cooperativo area pratese, per la mediazione che avrebbe fatto nell’ambito della rimodulazione del prestito elargito dalla stessa banca alla partecipata del Comune, Asm. «Una fattura a fronte di un servizio di mediazione reso» dice la difesa di Bettazzi, ma non è una risposta del tutto convincente per gli investigatori se, come sembra, la si lega al fatto che la banca non può dare incarichi esterni di mediazione. Ed ecco quindi che sorge il dubbio sulla reale motivazione per quel compenso. Ed inoltre, si è trattato di un “una tantum” per il presunto servizio reso, o una prima tranche di pagamento? Indagando sulla banca e passando alla fattura di «File servizi snc» gli investigatori sono arrivati all’Asm e alla «Soluzioni finanziarie srl» costituita il 26 ottobre 2010 con socio amministratore Maurizio Bettazzi e amministratore il trentanovenne Piero Giuseppe Ballerini, figlio dell’assessore al Bilancio del comune di Prato, Adriano Ballerini. La presenza del figlio dell’assessore sembra però solo una questione formale perché, come dichiara lo stesso assessore Ballerini, «Mio figlio si è dimesso da quella società il 23 novembre del 2011. Il suo nome compare ancora sulla visura camerale solo perché di avrebbe dovuto fare la comunicazione (Bettazzi ndr) non l’ha fatto. Ma già il bilancio al 31 dicembre 2011 non porta più la firma di mio figlio». Nell’acquisizione degli atti nella sede amministrativa di Asm, i finanzieri avrebbero raccolto copia del contratto con cui il direttore Sandro Gensini, ha dato incarico alla «Soluzioni finanziarie srl» di trovare una banca (o di trattare – e qui sorge la prima incognita - con la sola Banca di credito cooperativo area pratese con la quale c’era già un rapporto in essere) che aprisse in via veloce e a costi competitivi una linea di credito per l’azienda per un importo poi concordato su circa un milione e settecentocinquantamila euro. Una richiesta diventata urgente per Asm visto che era in crisi di liquidità dopo lo slittamento avuto del pagamento della Tares.

Nasce così il secondo dubbio degli investigatori. Perché Asm ha dovuto dare un incarico alla Soluzioni finanziarie srl per trattare con una banca con la quale aveva già un rapporto in essere e di cui è peraltro socia? Una domanda più che legittima visto che l’incarico alla ditta di Maurizio Bettazzi non è a costo zero. I finanzieri avrebbero acquisito più fatture già emesse dalla ditta di consulenza amministrativa e gestionale e l’importo totale dovrebbe aggirarsi sui quindicimila euro. Il condizionale è d’obbligo perché fino ad oggi anche l’Asm, azienda pubblica, non ha reso alcuna dichiarazione in maniera limpida e completa su questa vicenda. Anzi, nelle poche notizie fatte trapelare l’altro ieri si parlava di una sola fattura per un importo di cinquemila euro e ieri il vicepresidente Antonio Rancati, come si legge nell’articolo a piè di pagina, anzichè dire la cifra esatta riferisce che il compenso è sicuramente sotto i ventimila euro...

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