Toscana
Animali maltrattati Chiesto il giudizio per la famiglia Tozzi
L’inchiesta su Galceti arriva dimezzata davanti al giudice dell’udienza preliminare: stralciata la malversazione
PRATO. Passati più di tre anni dall’inizio delle indagini, è arrivato davanti al giudice il procedimento penale nei confronti dell’ex direttore del Centro di scienze naturali Gilberto Tozzi, della moglie Deanna, del figlio Saverio e di un quarto imputato che si è aggiunto nel frattempo, tutti accusati di maltrattamenti nei confronti degli animali.
Ma per ora al traguardo dell’udienza preliminare è arrivata solo metà del procedimento originario, quella che appunto ipotizzava il maltrattamento degli animali, mentre sono rimaste al palo, per ora, le accuse di malversazione, che avevano coinvolto anche l’ex presidente del Centro di Galceti, Massimo Calissi.
Il sostituto procuratore Benedetta Foti ha chiesto il rinvio a giudizio dei quattro imputati solo per i presunti maltrattamenti di scimmie, ungulati e uccelli, e i nuovi vertici del Centro di scienze naturali, presidente Pamela Bicchi in testa, hanno già provato a costituirsi parte civile. All’udienza dello scorso 3 luglio non è stato possibile perché il giudice ha rinviato per un difetto di notifica. Ci riproveranno il 25 settembre, quando si entrerà nel merito delle accuse.
Torna dunque sotto i riflettori una pagina dolorosa della recente storia cittadina, una vicenda che si era aperta a sorpresa il 22 giugno 2010 con una perquisizione del Centro di Galceti da parte di Polizia provinciale e Corpo forestale. Fino al giorno prima Galceti era stata un’istituzione, l’oasi dove approdavano gli animali feriti e raccolti in giro per la Toscana. Di punto in bianco era diventata un inferno, dove gli animali venivano affamati per risparmiare, uccisi con le trappole, catturati anche se la loro caccia non era consentita. Un po’ come scoprire che il direttore dell’asilo è un pedofilo.
A dicembre dello stesso anno gli inquirenti spiegarono che al Centro erano stati trovati farmaci e alimenti scaduti, trappole per storno (due delle quali collegate con l’ufficio del direttore Tozzi), 240 storni e qualche piccione morti nel congelatore (forse usati per nutrire altri animali).
Gilberto Tozzi protestò subito la sua innocenza, così come il presidente Calissi, perché oltre alle accuse di maltrattamenti c’erano anche quelle di malversazione, e cioè la Procura ipotizzava che una parte dei fondi pubblici ricevuti dal Centro di Galceti fosse stata usata per scopi diversi da quelli ai quali erano destinati.
Questa parte dell’inchiesta è quella che più ha traballato in tutto questo tempo, perché è vero che la Procura ha ordinato il sequestro di beni per oltre un milione di euro nei confronti della famiglia Tozzi e di Calissi, ma è anche vero che il Tribunale del riesame, su istanza dell’avvocato difensore di Tozzi, Alberto Rocca, ha annullato il sequestro.
Insomma, sui soldi la partita è ancora tutta da giocare, anzi di fatto non è mai iniziata, mentre per quanto riguarda l’accusa forse più infamante Gilberto Tozzi, che per una vita è stato dipinto come il paladino degli animali, sarà il giudice dell’udienza preliminare a dare una prima risposta il prossimo 25 settembre.
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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