Il dolore
«Si guardi oltre i confini di Prato»
Il presidente Bettazzi chiede alle istituzioni di lavorare insieme a Pistoia e Firenze
PRATO. Claudio Bettazzi, 57 anni, è da pochissimo il presidente della Cna Prato. Titolare di un’azienda di aguglieria, nato e cresciuto nel tessile fin da quando giovanissimo entrò alla Tessile Fiorentina, ha dalla sua parte una profonda conoscenza del settore e del territorio. Ed è questo il suo valore aggiunto alla guida dell’associazione di artigiani pratesi.
Qual è il ruolo delle associazioni di categoria in una realtà come quella di Prato?
«Come associazioni è necessario capire le potenzialità delle imprese che ci sono e quali e quante sono in grado di reagire. Io credo che ce ne siano ancora molte. Ritengo che oggi, insieme a loro, si debba lavorare sull’innovazione di processo e di prodotto. La competitività si ottiene lavorando sulla qualità. E le associazioni con le loro strutture interne - se ben utilizzate - possano aiutare moltissimo. Per esempio noi stiamo lavorando perché ci sia una contaminazione tra le aziende più innovative nostre socie e quelle invece della tradizione. Queste nostre imprese avranno anche uno spazio all’interno del Creaf per pensare a progetti da trasferire».
Qualità del tessile fa rima con una filiera integra. Quali dovranno essere i rapporti?
«Con gli industriali stiamo portando avanti un’analisi della filiera con l’obiettivo di creare continuità dei vari segmenti e prospettive. Se prima c’era una forte competizione interna e quindi i committenti cercavano di spuntare il miglior prezzo ora questo atteggiamento non può più funzionare. Le aziende della filiera hanno toccato il fondo e per mantenerle riteniamo, ad esempio, che i committenti debbano fare investimenti con queste per innovare. E’ necessario creare un rapporto di fidelizzazione in modo che si faccia insieme ricerca e si dividano anche i risultati. Non è l’unica cosa ma è certo una delle strade da percorrere. Intendiamoci, non dico questo, perché ritengo che questo distretto sia finito. Anzi. Il contrario. Ritengo che i progetti ci siano e ci si debba investire sopra tutti insieme, istituzioni comprese»
Qual è in tutto questo il ruolo delle istituzioni?
«Le istituzioni devono essere capaci e veloci a trovare linee di finanziamento per favorire investimenti e ricerca. Il ruolo delle istituzioni è fondamentale e per questo debbono fare un salto avanti: la sfida da raccogliere viene dal mondo e non si può più ragionare come in passato. Si deve guardare oltre i propri confini. Oltre la centralità di Prato e oltre i campanili pensando in termini di area vasta. Prato, Firenze e Pistoia insieme hanno il 50% del Pil della Toscana, un numero di imprese elevato e questo territorio va valorizzato insieme. Nel mondo i nostri competitor non ci regalano più tempo e dobbiamo farlo adesso. Oggi le istituzioni, tutte, devono darci risposte di questo tipo». (i.r.)
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