La manifestazione
Misericordia e Dolce c’è una via alternativa
La Provincia mette sul piatto un edificio da cedere alla Regione in permuta col vecchio ospedale. Perplesso Cenni: «Più equilibrata la prima proposta»
PRATO. La Provincia rilancia e cerca una via d’uscita nella trattativa - che ha avuto una nuova puntata ieri - con la Regione e il Comune sulla trasformazione dell’area del Misericordia e Dolce.
Sul tavolo butta un’alternativa: dare in permuta alla Regione uno degli edifici di sua proprietà dove poter realizzare il progetto residenziale. Invece di costruire case e qualche negozio dentro l’area oggi occupata dai padiglioni anni Ottanta del vecchio ospedale, per ricavare quei venti-venticinque milioni che occorrono per rientrare almeno in parte dall’investimento sul presidio di Galciana, utilizzare un edificio più consono ma non dentro un pezzo di città strategico per la riqualificazione di tutto il centro.
E’ questa la proposta fatta nella riunione alla quale, oltre il dirigente della Regione e la Provincia, ha partecipato il sindaco Roberto Cenni. Che resta molto perplesso sulla fattibilità di quest’alternativa.
Ma di che immobile si tratta? «Questo non possono e non voglio dirlo - afferma il presidente della Provincia Lamberto Gestri - confermo che questa idea è stata presa in considerazione, ribadisco che la Provincia è disponibile a mettersi in gioco per risolvere la questione, ma altro non aggiungo». E’ evidente però che l’immobile - la Provincia sarebbe disponibile a metterne sul piatto anche un secondo - che andrebbe in permuta con l’area del Misericordia e Dolce (oltre 40mila metri quadrati nel suo complesso) dovrà avere caratteristiche tali da rappresentare un investimento sicuro.
La partita, comunque, è ancora apertissima. La Regione ha passato la “palla” delle decisioni a Comune e Provincia che dovranno confrontarsi, trovare una soluzione condivisa prima del nuovo incontro in Regione fissato per la settimana prossima.
Chi, invece, ha molto dubbi sulla riuscita dell’operazione alternativa resta il sindaco Cenni: «la proposta sulla quale si è lavorato per anno - afferma - mi sembrava la più equilibrata anche per la città: 14mila metri di parco, 9mila metri al Comune, 18mila da trasformare con un taglio netto della superficie edificabile del 40 per cento rispetto ai volumi precedenti».
Il ragionamento di Cenni è chiaro: «Cosa fare in quei 18mila metri quadrati da rivedere nella destinazione è questione successiva: nessuno ha mai pensato di fare solo case. Una volta concluso l’accordo con la Regione avremmo iniziato a valutare le soluzioni migliori per riqualificare l’intero quartiere. Io, personalmente, penso a una trasformazione che preveda molteplici funzioni». Sempre dentro dei quei 18mila metri quadrati, però, la Regione dovrebbe riuscire a ricavare la cifra pattuita.
Un’operazione possibile? Cenni nè è convinto. «Ben venga una soluzione migliorativa, se esiste, rispetto a quella precedente ma credo sia complicato trovarla». Anche perché la Provincia è disponibile a cedere in cambio dell’area del Misericordia e Dolce due edifici, ma a patto che anche il Comune si frughi in tasca. Nella ricognizione del patrimonio comunale dovrebbe individuare un immobile con il quale chiudere il pacchetto di immobili da dare alla Regione.
Operazione complessa che però troverà una soluzione definitiva tra pochi giorni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
