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Prato

Il paradosso di buoni spesa e borse lavoro rifiutati

Disagio, le difficoltà dei servizi sociali di Vaiano ad aiutare le persone in difficoltà «Non siamo un bancomat, possiamo offrire soltanto dei servizi e non contanti»

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VAIANO. Chiedono un lavoro e quando l'assistente sociale riesce a trovarlo lo rifiutano. Un paradosso che negli uffici dei servizi sociali di Vaiano sta diventando quasi una consuetudine.

«Negli ultimi tempi – spiega Fabio Lanè responsabile del settore – abbiamo avuto diversi casi che mi hanno portato ad una riflessione; non riesco ad intercettare chi ha veramente bisogno perché troppo occupato a seguire persone note che non sono intenzionate a fare un percorso serio che le traghetti dall' assistenzialismo all' autosufficienza».

Tra questi casi l'ultimo si è verificato ieri. Una signora di oltre 40 anni, disoccupata da tre, che vive con la pensione dell'anziana madre e ha un figlio e una nipote a carico ha rifiutato una borsa lavoro di 450 euro (20 ore settimanali per tre mesi) il giorno prima di iniziare il corso di formazione di due giorni.

Una scelta che ha comportato una spesa di 150 euro a carico dell'amministrazione comunale come contributo al corso, cinque giornate di lavoro per due assistenti sociali e soprattutto ha impedito a qualche altro utente di cogliere questa opportunità.

«La vera motivazione del rifiuto – continua Lanè - non è ben chiara, quella fornita è troppo assurda per essere vera». Alla signora che si doveva recare a Prato per fare il corso (due giorni sarebbero stati a Montecatini ma le assistenti sociali sono riuscite ad ottenere un esonero) sono stati consegnati i biglietti dell'autobus, in modo da non grave sul già magro bilancio familiare, ma non sono stati accettati in quanto preferiva soldi in contanti.

«Se poi mi viene sete, avrebbe detto la signora – non ho neppure 50 centesimi per comprarmi l'acqua». Una motivazione effettivamente bizzarra.

«La nostra politica sociale – spiega Lanè – è improntata su un percorso che l'utente deve fare, per questo cerchiamo di dare il meno possibile contanti, paghiamo noi i servizi, ma questo spesso non viene percepito. Forse le persone che si rivolgono a noi non hanno capito che non siamo un bancomat a getto continuo».

Anche in questo caso un esempio lampante di una signora anziana a cui viene pagato l'affitto e il condominio della casa popolare oltre ad avere diritto a dei buoni spesa; convinta di non essere assistita si è rivolta al difensore civico.

A fare le schizzinose sono soprattutto le donne, in particolare quelle di mezza età che ormai sono fuori dal circuito del lavoro. «Proprio per loro – continua il responsabile – pensiamo percorsi particolari che possano formale alle nuove professioni, se così non fosse non avrebbero nessuna possibilità di trovare una collocazione lavorativa».

Per fortuna non tutti gli utenti di Vaiano hanno questo atteggiamento «Qualcuno – spiega Lanè – si impegna e riesce a trasformare la borsa lavoro in un posto a tempo indeterminato. Certo ci vuole impegno e sacrificio; un nostro assistito ogni giorno arriva quasi a Firenze sud usando tre mezzi pubblici».

Alessandra Agrati

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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