Il Tirreno

Prato

Il capogruppo Pd Carlesi chiede le dimissioni di Bettazzi e dei vertici Asm

Per il consigliere Carlesi il rapporto tra il presidente del consiglio e la partecipata del Comune è politicamente inaccettabileinchi

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PRATO. «Non è in questione la fiducia nella giustizia né la presunzione d'innocenza che vale per tutti, quindi anche per il presidente del consiglio comunale Maurizio Bettazzi, fino a sentenza definitiva» esordisce così il capogruppo del Pd Massimo Carlesi in una nota in cui denuncia il conflitto d’interesse.

«Dell'inchiesta - scrive - neppure ci curiamo. Farà il suo corso ed auguriamo ad un eletto delle nostre istituzioni, come Bettazzi, che ne esca rapidamente e bene. Quel che preme è focalizzare l'attenzione su quello che dolosamente si omette di valutare, ovvero il rapporto - politicamente non tollerabile, assolutamente non opportuno - fra il controllante Bettazzi, presidente del consiglio, e la controllata Asm, società partecipata al 99% dal Comune di Prato».

«Come si può politicamente difendere - aggiunge Carlesi - un'attività di consulenza per un soggetto che dovrebbe essere controllato da chi svolge l'attività di consulenza? Come si può politicamente difendere gli organi di amministrazione e controllo di Asm società partecipata dal Comune di Prato? In questo contesto, peraltro in un periodo di prorogatio degli organi di amministrazione di Asm, stonano le dichiarazioni del vice-presidente di Asm Antonio Rancati (Pdl) che dice "in cda non ne abbiamo mai parlato". Stonano perché la vigilanza, figurarsi poi per un'operazione da quasi 2 milioni di euro (tanto il mutuo per Bcc), spetta anche al semplice consigliere d'amministrazione, per tacere del collegio dei sindaci revisori. Stonano perché il presidente di Asm Canovai dice invece che "ha prevalso l'aspetto professionale". Ovvero, implicitamente, la società sostiene che quella consulenza (una? due? sette? ancora gli atti non sono disponibili) poteva essere affidata solo a Bettazzi o alle sue società perché solo Bettazzi o le sue società avevano la competenza per svolgerla. Come se fosse l'unico intermediario finanziario su piazza».

«Come se Asm già non avesse avuto un affidamento presso la Bcc. Canovai pertanto sapeva. Ed allora tutto non potrà ricadere solo sulle spalle del direttore Gensini, peraltro larghe e munite di una corposissima delega. Sopratutto, non potrà essere messo tutto a tacere dentro la sede istituzionale principale, ovvero dentro il consiglio comunale che dovrà necessariamente trattare la materia entro la fine del mese di luglio. Prima di quel passaggio, due ulteriori importanti passaggi: il cda di Asm per giovedì e la commissione controllo e garanzia del Comune di Prato, prevista per venerdi ore 9 alla presenza dei vertici Asm. La nostra posizione è chiara: il presidente del consiglio comunale e tutti i vertici dell'azienda, da Canovai in giù, devono lasciare e non dovranno essere rinominati. Non chiara, anzi chiarissima ma inconcepibile, è la posizione del sindaco che in consiglio dovrà dire necessariamente la sua, un indirizzo che non potrà essere quello letto sui giornali ("se Asm ha risparmiato, va bene"). No, Sindaco, non va bene proprio per nulla. Se Asm (o le sue società satelliti, compresa l'ultima nata Asm servizi srl) ha risparmiato infischiandosene del macroscopico conflitto d'interesse il problema è anche di chi ha nominato i vertici della società. Ovvero, il problema è anche - e tutto - suo».

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