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Caso Kyenge, il Pdl:"Prato non è razzista"

Giulia Stefanini
Caso Kyenge, il Pdl:"Prato non è razzista"

Il senatore Riccardo Mazzoni, Pdl, ha presentato un'interrogazione in Parlamento in seguito alle dichiarazioni del ministro per l'Integrazione Cécile Kyenge che, in un'intervista al Corriere della Sera, ha definito "razzista" la città di Prato

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PRATO. «A Prato non c'è mai stato un problema di colore della pelle, perché il razzismo non abita qui». Il senatore Riccardo Mazzoni, Pdl, ha presentato un'interrogazione in Parlamento in seguito alle dichiarazioni del ministro per l'Integrazione Cécile Kyenge che, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha definito "razzista" la città di Prato: «Ho visto una reazione fortissima contro i cinesi nella zona di Prato. Qualcuno fa fatica ad accettare che il Paese è cambiato. E penso che, proprio per questo, avrebbe bisogno di altri messaggi, di un altro tipo di comunicazione».

Parole dure, che vengono mal digerite da chi, a Prato, è stato accolto per ragioni lavorative o ha deciso di stabilirsi qui per motivi personali. Mazzoni ricorda che: «Prato ospita la seconda comunità cinese d'Europa dopo Parigi e si è sempre distinta per la vocazione all'accoglienza e all'integrazione. Ma si ritrova a fronteggiare un fenomeno, come quello dell'immigrazione della comunità cinese, che non ha mai dato segnali di volersi integrare, violando sistematicamente le leggi».

Nel suo lungo intervento, il senatore Pdl snocciola alcuni dati, a partire da quelli legati alla crisi, «la più pesante di tutta la sua storia», che sta vivendo Prato dopo che al suo interno sono nati i Pronto moda cinesi «generando un giro di affari da 1,8 miliardi di euro e un'evasione annua stimata in circa 800 milioni».

«Si contano 2.700 aziende con 17mila addetti - va avanti Mazzoni - un costo del lavoro che è di trenta punti inferiore a quello del distretto tessile tradizionale, nessun lavoratore orientale iscritto ai sindacati, solo il 7% dei contratti che dura più di due anni e un export che è il 70% del fatturato». Il senatore conclude il suo intervento invitando la Ministra «a conoscere meglio e più da vicino la complessa situazione pratese».

Anche il consigliere comunale Pdl Vittorio Lana è uno di quelli che si sente accolto da Prato, «la comunità più aperta e ricettiva del paese». E dà una sua lettura del tessuto socio-economico pratese: «occorre ripristinare l'imposta sulle rimesse Money Transfer e destinare la metà del gettito al comune di domicilio del cittadino extracomunitario che usufruisce comunque dei servizi e di uno dei welfare più avanzati del continente».

E chiosa: «se la Ministra si fosse degnata di ascoltare qualche altra voce, avremmo potuto prospettarle qualche indicazione sulla necessità di disporre di banche dati unificate, su un utilizzo mirato del nuovo redditometro per posizioni che verranno segnalate per trasferimenti monetari Money Transfer o sullo stesso regime di tali istituti, fuori dalle Banche. E sarebbe ripartita da Prato con qualche informazione in più su una realtà destrutturata e sui possibili interventi di governo per provare ad armonizzarla con il progresso, la modernità e la globalizzazione».

Un nostro lettore, Francesco Giuselli, in una lettera aperta - dopo una premessa in cui precisa di non essere leghista e di non trovarsi d'accordo col modo di esprimersi di Calderoli - ricorda le varie offese rivolte a Brunetta, a Berlusconi o a Calderoli. Che definisce "offese allo stesso pari". A differenza di quelle che definisce "offese di trattamento": «si possono offendere gli uomini e non le donne, gli italiani e non gli immigrati. C'è una sorta di protezione verso alcune categorie, sembra un fenomeno ideologico». E poi conclude, sottolineando che «la politica deve occuparsi di problemi veri, di disoccupazione, di droga, di famiglia, equità, speranza. E non sprecare settimane o masi a parlare se sia giusto o no abolire Miss Italia o l'Imu, e trascinarci in guerre infantili per una banale offesa da comizio».

Era il 29 giugno, quando la Kyenge ha fatto visita a Prato. In quell'occasione, aveva detto che «l'integrazione avviene mescolandosi», per questo aveva invitato i cinesi ad aprirsi perche «Prato è di tutti».

 

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