Sicurezza
Grazzini e il caso Kyenge: «Non spariamo solo su Calderoli»
L’assessore leghista di Prato sostiene che non è giusto "scandalizzarsi solo per gli oranghi" e ricorda le offese a politici e sportivi: "O si criticano tutti o non se ne critica nessuno". La ministra: "A Prato ho visto una reazione fortissima contro i cinesi"
PRATO. Non è giusto scandalizzarsi solo per gli oranghi. Lo afferma in un post sul suo profilo di Facebook l’assessore allo Sport del Comune di Prato Matteo Grazzini (eletto con la Lega nord) a proposito delle polemiche sul vicepresidente del Senato Roberto Calderoli accusato di razzismo perché ha detto che la ministra Cécile Kyenge gli ricorda un orango.
«Detto che l'offesa è intollerabile, sia per la crudezza sia per il fatto che arriva da un rappresentante dello Stato - scrive Grazzini - ma non capisco perché si possa dare del caimano a uno e farci un film, del maiale a un altro (quel rappresentante dello Stato di cui sopra) e farci vignette e magliette, del vampiro-pipistrello a un altro ancora (per somiglianza e avidità) e farci un fumetto, scrivere cose così (offese a Mara Carfagna, ndr) e tollerarle e via di seguito e scandalizzarsi solo per gli oranghi. Mi sembra paradossale - aggiunge Grazzini - come quando a Materazzi infamavano la mamma (morta), a Nedved mettevano in dubbio la moralità della madre, a Totti quella di Ilary ma gli unici cori a finire sui giornali erano quelli contro Balotelli. O si criticano tutti o non se ne critica nessuno: meglio la prima, anzi meglio non aver bisogno in futuro di criticare qualcuno per motivi simili...».
"La pelle nera come la mia attira maggiormente l’attenzione - ha detto Cécile Kyenge in un'intervista al Corriere della Sera - Penso a Mario Balotelli. Ma vale per tutte le diversità. Ho visto una reazione fortissima contro i cinesi nella zona di Prato, per esempio. Qualcuno fa fatica ad accettare che il Paese è cambiato. E penso che, proprio per questo, avrebbe bisogno di altri messaggi, di un altro tipo di comunicazione».
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