Finanza
“Culattone” è una libera espressione del pensiero: così è finita la causa dei gay pratesi contro Gentilini
Dopo le offese razziste di Calderoli al ministro Kyenge, Emanuele Bresci di Arcigay, ricorda come andò a finire la denuncia all'ex sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini
PRATO. Ci sono cose che non andrebbero dette. Ma che non sono casuali. A pensarlo è Emanuele Bresci, presidente di Arcigay Prato che in occasione dell’offesa razzista di Roberto Calderoli al ministro Cecilie Kyenge (“quando la guardo non posso non pensare che assomiglia a un orango”) racconta come sia un comportamento frequente nella Lega e che non andrebbe sottovalutato perché descrive un paese.
«Talvolta - commenta Bresci dal suo profilo Facebook - ci sono cose che non possono semplicemente stare assieme e purtroppo Calderoli è italiano, come lo è Gentilini (leghista anche lui) quando disse che "avrebbe fatto pulizia etnica dei culattoni a Treviso", in sei lo denunciammo da Prato ... sei persone e tutte gay».
Ed è qui che Bresci rivela una notizia rimasta inedita. «Il tribunale dette ragione a Giancarlo Gentilini, ha solo espresso un'opinione. Ecco che sempre di più è bene parlare di quale società si vuole creare, non con slogan, ma con analisi serie altrimenti sarà facile che molte persone ritengano razzismo, misoginia, omofobia, transfobia, invasione di dogmi religiosi nella vita dello stato laico solo libere espressioni di pensiero».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
