La manifestazione
Bond argentini, una storia a lieto fine per madre e figlio a Prato
Nel 1998 avevano investito 73mila euro. Dopo 15 anni, grazie alla causa promossa dal loro legale, hanno ottenuto il risarcimento di 104mila euro
PRATO. La banca li aveva convinti a far fruttare il proprio gruzzoletto nei famigerati bond argentini, quelli che hanno ridotto sul lastrico tanti italiani (e pratesi), dietro il miraggio di lauti rendimenti per poi rivelarsi carta straccia.
Madre e figlio, lei pensionata all’epoca 80enne, lui impiegato: non sono stati né i primi né gli ultimi a cadere nella trappola di questi investimenti ritenuti sicuri prima del default dell’Argentina (2001). E’ il 1998, Maria Razzi e il figlio Claudio, i due risparmiatori, si fidano del funzionario della Cariprato e, senza avere il minimo sentore del crack finanziario che si sarebbe consumato di lì a poco nel paese sudamericano, incappano nei bond argentini. Denaro investito che va in fumo.
Giustizia ora è stata fatta dopo 15 anni grazie all’esito positivo della causa civile intentata dall’avvocato Sabrina Paoli del Foro di Prato contro Cariprato. Valore investito: 73.303,96 euro; totale del risarcimento a carico della banca: 57.275,07. Cifra che, tenendo conto degli interessi e della rivalutazione monetaria, è lievitata a 104mila euro per la gioia di Claudio e della madre Maria che oggi ha 95 anni.
Sono passati 15 anni, ma questo non vuol dire che la causa civile sia durata tutto questo tempo. Il default argentino risale al 2002 e la causa è stata intentata successivamente a quella data.
Sul giornale in edicola i particolari della vicenda.
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