Il dolore
Pdl, parte la campagna referendaria sulla giustizia giusta
Inaugurata in via Muzzi a Prato la nuova sede del Popolo delle Libertà e il coordinatore Mazzoni difende a spada tratta Berlusconi e Bettazzi
PRATO. Berlusconi? «Una persecuzione dimostrata dai fatti». Bettazzi? «Ne uscirà da galantuomo».
Sulla giustizia il Pdl di Prato è pronto a un'infuocata campagna estiva. Di natura politica, per ora, ma che potrebbe diventare elettorale qualora una condanna definitiva per il grande capo facesse precipitare il governo Letta. Dinanzi ai timori di una sentenza inappellabile sfavorevole a Berlusconi in Cassazione sul processo per frode fiscale sui diritti Mediaset e con l'indagine su Bettazzi per corruzione i pidiellini annunciano una “mobilitazione permanente”.
In concomitanza con l'inaugurazione della nuova sede in via Luigi Muzzi, il coordinatore provinciale Riccardo Mazzoni e quello regionale Massimo Parisi hanno dato il sostegno in tutta la Toscana alla raccolta delle firme per i 6 quesiti sulla giustizia giusta formulati dai radicali. «Siamo garantisti, perché abbiamo sperimentato sulla nostra pelle il significato di uso politico della giustizia» spiega Parisi, mettendo in fila la sentenza sul caso Ruby, quella della Corte Costituzionale sfavorevole al legittimo impedimento per Berlusconi in un'udienza sul processo Mediaset e l'anticipo di quella della Suprema Corte sullo stesso procedimento.
«A noi stanno particolarmente a cuore la responsabilità civile dei magistrati e la separazione delle carriere. Sull'abolizione dell'ergastolo, immagino, ci saranno dei distinguo» detta la linea Mazzoni. Le firme verranno raccolte direttamente nella sede e nei gazebo installati in concomitanza coi giorni di maggiore afflusso nel centro storico, ovvero il giovedì sera e nel week-end. Il taglio del nastro della nuova sede provinciale – dopo un mese di vacanza – è arrivato con una settimana d'anticipo su input diretto da parte del segretario Angelino Alfano, che ha chiesto ai parlamentari di spiegare agli iscritti e agli elettori il clima vissuto a Roma questa settimana a livello giudiziario e politico: «A prevalere è stata la linea di responsabilità del presidente Berlusconi». Se sull'ex premier il senatore Mazzoni non ha dubbi nel parlare di persecuzione, più guardingo si dimostra su Bettazzi. «Non grido al complotto» premette. Tuttavia, sulla procura non fa mancare una coda velenosa: «Quando si tratta di esaminare dei bruscolini del centrodestra, come una fattura da 2.800 euro, si usa il microscopio, le trame del centrosinistra invece restano chiuse negli archivi. Mi riferisco alla turbativa di gara denunciata dall'Antitrust su Estra, che ha un valore di 18 milioni di euro per il Comune. Su Maurizio Bettazzi posso mettere due mani sul fuoco».
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