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Prato

l’inchiesta sulla bcc

Il finto compratore aveva le tasche vuote

Il finto compratore aveva le tasche vuote

PRATO. Mentre a livello politico infuria la polemica sul caso Bettazzi, proseguono sotto traccia gli accertamenti dei sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Antonio Sangermano sull’inchiesta che...

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PRATO. Mentre a livello politico infuria la polemica sul caso Bettazzi, proseguono sotto traccia gli accertamenti dei sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Antonio Sangermano sull’inchiesta che ipotizza tra gli altri il reato di ostacolo alla vigilanza di Bankitalia da parte dei vertici del Credito cooperativo Area pratese. Nell’inchiesta c’è anche un filone che vede indagato l’ex vicepresidente dell’istituto, Piero Batisti, accusato di aver prodotto una falsa fideiussione. Batisti era esposto per oltre 4 milioni di euro verso la sua stessa banca e doveva rientrare sotto i 4 milioni per conservare la sua carica. Secondo l’ipotesi della Procura, si sarebbe messo d’accordo con tale Massimo Iozzelli, che doveva figurare come acquirente, al prezzo di 1,7 milioni di euro, di una sua società. Così facendo, Batisti avrebbe abbattuto l’esposizione debitoria e sarebbe rimasto vicepresidente. Per questo avrebbe fabbricato una falsa garanzia della Barklays Bank. Secondo la Procura fu una tentata truffa e che la fideiussione fosse falsa ci si poteva accorgere quasi subito. Iozzelli infatti era stato condannato in primo grado (e poi assolto in appello) nel 2010 per una truffa legata a mutui immobiliari. Inoltre non avrebbe avuto un reddito assolutamente compatibile con un esborso di 1,7 milioni di euro. La cosa era stata fatta presente al presidente della banca, Lamberto Albuzzani, già qualche mese fa, ma le verifiche sulla documentazione presentata da Batisti hanno preso tempo, tanto che un esposto contro il vice presidente, deliberato il 13 maggio, non è mai partito verso la Procura ed è stato trovato durante la perquisizione dell’11 giugno.

Uno degli argomenti della difesa della banca è che non c’è stata alcuna tentata truffa. La fideiussione, infatti, non è stata usata dal vicepresidente per chiedere soldi all’istituto, ma solo per consentire a Batisti di mantenere la carica. Un tentativo comunque fallito.

Paolo Nencioni

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