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Prato,in attesa di una protesi da un anno, vive sulla sedia a rotelle

di Giulia Stefanini
Prato,in attesa di una protesi da un anno, vive sulla sedia a rotelle

La storia di Sebastiano Atzeni, operaio, che ha smesso di lavorare dopo un brutto incidente in moto. Per riprendere la mobilità gli occorre un intervento con impianto di placche speciali al ginocchio ma non arrivano

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PRATO. Durante l'ultima visita, a gennaio, gli era stato detto che entro due mesi sarebbe stato operato. Il tempo di ordinare le protesi da impiantare nel ginocchio. E' passato un anno e Sebastiano Atzeni, 64 anni, operaio in una ditta di Santa Croce sull'Arno e residente a Prato, è ancora in attesa di quell'operazione che, nella migliore delle ipotesi, gli consentirebbe di tornare a camminare. Da un anno vive sulla sedia a rotelle, ha smesso di lavorare anche se percepisce ancora lo stipendio (quello di agosto, però, sarà l'ultimo visto che la busta paga viene garantita per un anno) ed è assistito giorno e notte dalla compagna Elisabetta con cui convive da tre anni.

La triste vicenda del signor Atzeni inizia un anno fa in seguito a un incidente stradale. L'uomo mentre era in scooter viene investito da un'auto. Nello scontro, riporta tre complesse fratture alla gamba sinistra e una frattura all'omero sinistro. Operato d'urgenza all'ospedale di Empoli, gli vengono impiantate delle placche nel ginocchio che tutt'oggi continua a sopportare pagando lo scotto di dolori lancinanti che lo costringono a due punture al giorno e a massicce dosi di antidolorifici.

E' passato un anno dal terribile incidente – era l'8 luglio quando Atzeni è stato investito – e all'uomo non sono state ancora impiantate nel ginocchio quelle protesi che potrebbero consentirgli di camminare di nuovo. Il motivo? Non sono ancora disponibili presso l'ospedale. «Strano – commenta la compagna – un dottore (non il medico che lo ha in cura ndr) si è persino offerto di operarlo in regime ospedaliero (e quindi gratuito ndr) dietro il compenso di una somma pari a 25mila euro. Dietro pagamento, quindi, le protesi si materializzano?» Ironizza la signora Elisabetta, che puntualizza: «e non sto parlando di un medico che lavora nel privato».

L'uomo, da un anno ad oggi, ha ricevuto una prima tranche di denaro pari a 15mila euro come risarcimento economico sborsato dall'assicurazione della contro parte – che gli deve in totale una somma pari a 250mila euro –, mentre la assicurazione lo rimborserà a operazione conclusa, visto che la cifra sarà stabilita solo in base all'esito dell'intervento e alle condizioni fisiche post-operatorie dell'uomo (possibile invalidità parziale, permanente o, nell'ipotesi più ottimistica, guarigione).Fatto sta che Atzeni, per poter camminare di nuovo, ha bisogno di quelle protesi. E i tempi di attesa ancora sono evanescenti. Dalla Asl spiegano che «si tratta di un tipo di protesi speciali, con coni in titanio, che non vengono usate nelle operazioni di routine. Per questo le tempistiche possono essere più lunghe». «E' certo che la ditta fornitrice ha accumulato notevoli ritardi».

Da parte sua, il dott. Giovanni Benelli, che ha in cura il paziente e che dice di aver stimato, per l'intervento, sei mesi di attesa e non due – continua a fare solleciti all'azienda e si dice pronto ad operare Atzeni non appena queste protesi arriveranno. Bisogna altresì ricordare che sono cambiate le procedure per fare gli acquisti di materiale sanitario. «Se un tempo era competenza della singola azienda sanitaria, adesso spetta all'Estav di area vasta (che comprende le aziende ospedaliere di Prato, Pistoia, Empoli, Firenze) e quindi possono verificarsi slittamenti temporali».

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