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Bufera su Bettazzi, l’accusa è corruzione

Bufera su Bettazzi, l’accusa è corruzione

Il presidente del consiglio comunale ha mediato tra Asm e Bcc per un prestito di quasi due milioni. Ecco i retroscena

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PRATO. E’ nato nel mese di febbraio il pasticcio che poi ha portato all’inchiesta per corruzione nei confronti di Maurizio Bettazzi, presidente del consiglio comunale, Stefano Solenni, direttore generale del Credito cooperativo Area pratese, e Nicolò Donati, già direttore della filiale di via Valentini, come anticipato ieri dal Corriere Fiorentino.

A Bettazzi i sostituti procuratori Antonio Sangermano e Lorenzo Gestri contestano di aver fatto da intermediario tra Asm, la municipalizzata che gestisce i rifiuti, e la banca di Carmignano per l’erogazione di un prestito di 1.750.000 euro, percependo a maggio una provvigione di 2.850 euro dalla banca e alcune migliaia di euro da Asm.

Siamo in febbraio, dunque, e i due protagonisti dalla vicenda hanno i loro bei problemi. Asm è in crisi di liquidità per colpa del governo che ha posticipato il versamento della Tares, mentre il Credito cooperativo (ma questo lo si scoprirà solo a giugno) ha bisogno di prendere un cliente importante come Asm per aumentare gli impieghi. Da queste due esigenze convergenti nasce l’accordo sul prestito.

L’incarico a Bettazzi, che da anni con la sua “File servizi snc” si occupa di mediazione per l’accesso al credito, lo dà la municipalizzata. E qui sorge un primo problema, quantomeno di opportunità. Pare strano che una società controllata dal Comune dia l’incarico proprio al presidente del consiglio comunale. Si vedrà in seguito se questo è solo uno scivolone o c’è dell’altro. Sta di fatto che a Bettazzi si chiede di sondare le banche per il prestito e la scelta ricade sulla Bcc.

La cosa sarebbe rimasta in un cassetto se lo scorso 11 giugno i finanzieri del Nucleo di polizia valutaria di Roma non avessero fatto una perquisizione a sorpresa nella sede della banca di Carmignano. Loro Bettazzi non sanno neppure chi sia, cercano prove di un presunto ostacolo alla vigilanza di Banca d’Italia per far risultare un bilancio migliore di quello effettivo, ma tra i tanti documenti sequestrati c’è anche la fattura da 2.850 euro emessa da Bettazzi per la consulenza sul prestito all’Asm.

I finanzieri sentono puzza di bruciato e la Procura, dopo aver fatto le sue valutazioni, ordina la perquisizione dello studio di Bettazzi, che scatta martedì pomeriggio. L’esito della perquisizione è segreto, ma da quanto si apprende avrebbe rafforzato i sospetti della Procura. Le indagini preliminari sono una partita a scacchi, e gli inquirenti potrebbero avere in mano carte non ancora scoperte.

Dai vertici di Asm, che comunque non risultano indagati, trapela un certo imbarazzo, ma la spiegazione del direttore Sandro Gensini ha il pregio della chiarezza. «Il rinvio della Tares a febbraio ci ha creato grossi problemi - dice - Avevamo bisogno di qualcuno che poteva sondare le banche e abbiamo scelto Bettazzi perché sapevamo che conosceva l’azienda. Era la prima volta che ci servivamo di lui e, a essere onesti, il pensiero che potesse nascere un problema di opportunità ci ha sfiorato». «Ha prevalso l’aspetto professionale» sostiene il presidente Alessandro Canovai. Secondo Gensini, Bettazzi ha percepito «alcune migliaia di euro» da Asm a titolo di rimborso spese. In Comune circola anche una cifra, 14.000 euro, ma il presidente Canovai non è in grado di confermarla. Quello che al direttore Gensini preme chiarire è che il prestito ottenuto dal Credito cooperativo è stato ai tassi di mercato, niente di più e niente di meno.

Se poi l’operazione abbia sconfinato nella corruzione, della banca nei confronti di Bettazzi, sarà la Procura a valutarlo.

Paolo Nencioni

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