Italia
Poliziotto di Prato accusato di usura e reintegrato, i giudici decidono dopo 6 anni
Il Consiglio di Stato ha dato ragione alla Questura che aveva sospeso un agente arrestato dai colleghi. Il ricorso del ministero per poterlo sospendere risaliva al 2007 e la condanna definitiva al 2010
PRATO. Ci sono voluti più di sei anni perché il Consiglio di Stato, secondo grado di giudizio della giustizia amministrativa, desse ragione alla Questura sul caso di un poliziotto che fu sospeso, mentre era in servizio a Prato, perché accusato di concorso in usura. Ora i giudici di Roma dicono che sì, fece bene la Questura a sospendere, il 24 febbraio del 2004, l’agente Francesco Donato. Ma c’è voluto tanto, troppo tempo. Soprattutto se parliamo di una professione così delicata come quella di un poliziotto, che esige la massima attenzione.
Francesco Donato fu arrestato dai suoi stessi colleghi, quelli della Squadra mobile, mentre aspettava in macchina un imprenditore, Gianluca Ripoli, che era andato a esigere il pagamento di una rata dall’ex calciatore Walter Speggiorin, titolare di una maglieria a Tavola. In considerazione del suo incarico, Donato fu immediatamente sospeso, ma fece ricorso al Tar e lo vinse, sostenendo che il provvedimento era illegittimo perché lui non era stato avvertito dell’avvio del procedimento.
Un cavillo che gli ha consentito di rientrare in servizio dopo qualche mese e di rimanerci. Anzi, di vincere anche un secondo ricorso contro un provvedimento che lo escludeva da eventuali promozioni. Sosteneva di essere innocente e dunque di meritare anche una promozione.
Nel frattempo il processo è andato avanti e nell’ottobre del 2010 la Cassazione ha definitivamente confermato la condanna del poliziotto e dell’amico imprenditore, per usura. Ma tre anni prima, nel 2007, il Ministero dell’Interno aveva fatto ricorso contro la sentenza del Tar che riammetteva in servizio il poliziotto. E qui casca l’asino, perché anche in un paese noto per la lentezza delle sue procedure giudiziarie ci si aspetterebbe che un caso del genere non debba aspettare anni per essere deciso. E invece di anni ne sono passati ben sei, fino a qualche giorno fa, quando i giudici del Consiglio di Stato hanno stabilito che la Questura ebbe le sue ragioni per sospendere il poliziotto infedele (che nel frattempo non è più in servizio a Prato).
Troppo tardi: se c’era il fondato sospetto che un poliziotto fosse complice di un’attività di usura non si potevano aspettare sei anni (e nove dall’arresto) per dare una risposta. Per il diretto interessato, ma soprattutto per tutti coloro che devono avere fiducia nelle forze dell’ordine.
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