Gioco
Camusso chiede di eliminare il reato di clandestinità
La segretaria della Cgil, ospite della Festa del Pd di Prato, pone il dubbio sul fatto che il caso pratese sia quello più grave in Italia per quanto riguarda lo sfruttamento della manodopera
PRATO. Via il reato di clandestinità, sì allo ius soli e la raccomandazione di non ingigantire la questione cinese. Sono i tre passaggi chiave della segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso in città il 10 luglio per una visita alla sede provinciale della confederazione, poche ore prima di intervenire alla festa del Pd a Narnali.
«Non è detto che il caso pratese sia quello più grave in Italia di sfruttamento della manodopera straniera – ha premesso – Tendo a diffidare in questo campo dei simboli, perché possono impedire di vedere la realtà». Queste parole arrivano dopo la sentenza di venerdì scorso del tribunale di Prato, che ha ammesso per la prima volta il Comune come parte civile in un procedimento per sfruttamento di manodopera clandestina. Non essendo la prima volta per la segretaria di una visita nel capoluogo laniero e conoscendo alcune sfide polemiche rivolte alla Cgil – l'ultima da parte dell'assessore alla sicurezza, Aldo Milone – sulla questione cinese e del distretto parallelo si è concessa un piccolo sfogo: «Diventa fastidioso vedere additato il sindacato a problema. D'altro canto siamo con Cisl e Uil le organizzazioni che offrono rappresentanza ai lavoratori stranieri. Inoltre, non abbiamo fatto noi la legge Bossi-Fini né introdotto il reato di clandestinità. Se non ci fosse a quest'ora sarebbe più semplice far emergere i lavoratori. Al tempo stesso bisogna, a livello normativo, correre ai ripari. Questo lo si fa costruendo l'integrazione e riconoscendo la cittadinanza. Altrimenti diventa complicato stringere relazioni con le comunità, specie con quella cinese che tende naturalmente a chiudersi».
La sua idea cardine è di «tirare una linea» sulle politiche per l'immigrazione e di tendere la mano all'inclusione per sconfiggere le illegalità presenti nel distretto parallelo. «Poi servono regole certe per le imprese – ha aggiunto –. Questo significa, però, chiedere anche norme contro chi delocalizza».
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