Il Tirreno

Prato

Mazigh ci racconta il Ramadan di migliaia di pratesi acquisiti

di Azelio Biagioni
Mazigh ci racconta il Ramadan di migliaia di pratesi acquisiti

Marocchini, pachistani ma anche tanti albanesi: per loro inizia un mese di digiuno diurno per purificare anima e corpo. «In fabbrica rispettano le nostre tradizioni, ma ora vorremmo un cimitero»

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PRATO. Inizia mercoledì 10 il Ramadan, il digiuno osservato dai musulmani che durerà un mese e che terminerà l’8 o il 9 agosto in base alla luna. Si tratta del quarto dei cinque pilastri dell’Islam e i praticanti musulmani, durante questo periodo, dall’alba al tramonto devono astenersi dal mangiare, bere, fumare e praticare attività sessuali. Lo scopo è quello di purificarsi da tutto ciò che di materiale esiste e vuole ricordare, così come citato nel Corano, la rivelazione fatta dall’arcangelo Gabriele a Maometto. Sono esonerati i bambini, le donne incinta, i viaggiatori, gli anziani e le persone malate. Anche se l’ultima categoria deve, come ricompensa dalla dispensa dal digiuno, offrire ogni giorno per tutto il mese l’equivalente in soldi di un pasto a una persona povera. I bambini che vengono iniziati al Ramadan, osservano un digiuno della durata di non più di 4 ore al giorno.

Dal sito del Comune i residenti a Prato provenienti da nazionalità dove la totalità (o quasi) della religione professata è l’islamismo sono oltre 5.800 (soprattutto Marocco e Pakistan) ai quali vanno aggiunti gli albanesi che sono circa cinquemila e che si dividono in musulmani ed ortodossi.

Mazigh Abdelmoula è il presidente dell’associazione comunità araba pratese “Almaghreb” che opera nel campo dell’integrazione. Mazigh è originario di Mechnes in Marocco e si trova a Prato dal 1989 dove lavora alla rifinizione S. Stefano. Parla di una città che ha accolto la comunità musulmana al 100%.

«C’è un rispetto totale – dice - Anzi, al lavoro un mio collega italiano mentre pranzavo, non sapendo se il Ramadan iniziasse oggi o domani, mi ha quasi rimproverato perché non osservavo il digiuno. Capita, inoltre, che durante la pausa pranzo porto dei dolci che prepara mia moglie, tipici della cucina marocchina, e che vengono particolarmente apprezzati. Tutti ci rispettano per il nostro credo, come noi rispettiamo le altre religioni. Domani verso le tre del mattino mangeremo la Harira, una zuppa ricca di proteine, datteri, patate lesse e la Zammita (un dolce). Poi alle 4 ci sarà la prima delle cinque preghiere del giorno presso il centro culturale islamico. Potremo toccare cibo solo al tramonto del sole. Il Ramadan si concluderà, nella prima settimana di agosto, con la festa di chiusura chiamata Id-al-fitr. Qualcosa da chiedere alle istituzioni? Di dare una mano alle associazioni in generale, quindi come la nostra ma non solo. Questi gruppi servono per aiutare ad integrare nuove persone e sono importanti. Inoltre, chiediamo un fazzoletto di terra, non di più, per poter seppellire i morti della nostra religione. Sembra che ci siano possibilità di fare un piccolo cimitero accanto a quello di Galciana. In questo modo anche i defunti musulmani potranno essere sepolti nel luogo dove hanno vissuto, dato che anche noi siamo italiani».

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