Il Tirreno

Prato

Fondazione Cariprato, il pasticcio del consiglio d’indirizzo

di Carlandrea Poli

Manca un accordo fra Comune, Provincia e curia sugli otto membri elettivi. La quadra non si trova: una situazione imbarazzante e inedita per la fondazione della Cassa di Risparmio di Prato

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PRATO. Due fumate nere e la prospettiva di trascinarsi sotto l'ombrellone il dilemma della composizione del consiglio d'indirizzo. Del resto, a luglio inoltrato non c'è ancora la convocazione per la terza votazione. Ancor prima dei tempi tecnici – servono 15 giorni di preavviso per riportare i soci alle urne – sulla fondazione Cariprato incide la mancanza di un accordo fra i gruppi di maggiore influenza.

La triangolazione fra Comune-Provincia e Diocesi deve ancora maturare. Ieri pomeriggio un incontro durato un'ora – fra le presenze di spicco quelle del sindaco Cenni e vari altri esponenti dei soci della Fondazione – è servito più che altro a prendere atto dello stallo e del desiderio di risolvere una situazione tanto sfilacciata quanto imbarazzante e inconsueta nella storia della fondazione.

Su 8 membri elettivi (6 sono stati nominati direttamente da enti e categorie), solo Fabia Romagnoli l'ha spuntata lo scorso 20 giugno ottenendo il quorum dei 2/3. Ben 33 schede annullate.

Tante, troppe per non pensare a un gruppo coordinato di franchi tiratori. Tante, troppe per non pensare a un piano B. Ovvero, ad azzerare la rosa e a trovarne altri in grado di trovare un consenso quasi unanime piuttosto che la sola maggioranza qualificata. È un'idea che sta accarezzando il sindaco di Prato, Roberto Cenni. E illustra, almeno in parte, la linea di frattura che attraversa palazzo degli Alberti.

L'antitesi è il piano A, ovvero insistere sui 7 candidati attualmente in lizza: Mario Maselli, Claudio Cerretelli, Ennio Carnevale, Gabriele Pica Alfieri, Guido Giovannelli, Silvia Bocci e Foresto Guarducci. Sui quali si addensano le perplessità e un doppio impallinamento. Fra questi nomi ad esempio Silvia Bocci – candidata due volte alle Politiche per il Pd – risulta troppo sbilanciata a sinistra, mentre a Foresto Guarducci verrebbe imputato un legame molto forte con la banca, da ex presidente del collegio sindacale. Tuttavia, a risultare divisivo è soprattutto la candidatura di Giovannelli, che la parte dei soci vicini alla Diocesi (dall'economo Irene Sanesi in poi, per intenderci) vorrebbe portare, una volta eletto nel consiglio, alla presidenza. Se non dovesse essere trovata la quadra sui nomi da condurre nella fondazione la soluzione potrebbe slittare a settembre.

Lasciando ancora più stupefatti chi per la Cariprato una lotta intestina non l'aveva mai vista. Cenni in primis, da ex presidente della fondazione ricorda come la norma fosse vedere i candidati eletti al primo colpo col 95-96% dei voti. O l'industriale Antonio Lucchesi, membro del consiglio in prorogatio e non ricandidato: «Di certo non c'è una corsa agli emolumenti. I nostri sono rimborsi spese di 5.000 euro lordi all'anno».

Le elezioni amministrative sono dietro l'angolo e avere il controllo del consiglio significa poter indirizzare fino a 3 milioni di euro all'anno in opere sociali, con un patrimonio complessivo da 100 milioni.

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