L’architetto Formichella in Ghana alla ricerca di progetti
PRATO. Non solo i giovani laureati ,ma anche gli affermati architetti pratesi vanno all’estero a cercare lavoro. Angelo Formichella, che in questo periodo sta terminando la realizzazione di 22...
PRATO. Non solo i giovani laureati ,ma anche gli affermati architetti pratesi vanno all’estero a cercare lavoro. Angelo Formichella, che in questo periodo sta terminando la realizzazione di 22 alloggi di edilizia residenziale pubblica a Tavola, con altri studi pratesi ha recentemente proposto la realizzazione di un parco di 20 ettari lungo la Declassata, è appena tornato dal Ghana, dove è andato per studiare nuove possibilità professionali. Com’è nata questa iniziativa? «E' ormai più di un anno che mi muovo per il mondo facendo nient'altro che quello che in questa città si è sempre fatto: trovare nuovi mercati, luoghi disposti ad apprezzare il lavoro di uno studio di architettura italiano. Il Ghana è un paese che viaggia da anni con un incremento Pil dell'8% ed è disposto a parlare di architettura più di quanto si faccia in Italia».
Ci spieghi meglio come è la situazione dell'architettura in Italia e a Prato? «Un sistema di piccole imprese artigianali, non tutelate da alcuna organizzazione sindacale o di categoria, destinato a chiudere in tempi brevi. In questi ultimi anni stiamo per compiere un disastro epocale, ovvero estinguere quel poco che resta di una delle tradizioni architettoniche più autorevoli del mondo. Da anni il valore culturale dell'architettura è stato annullato, lo dico con rispetto, ma prima ci hanno fatto diventare tutti geometri e poi con la crisi è venuto meno anche il conforto meramente volumetrico. Un disastro che ci rende anche scarsamente competitivi».
E invece in Ghana? «Se è vero infatti che lì sono disposti ad apprezzare la cultura di un italiano è anche vero che lì si progetta secondo British Standard, un rigore progettuale che da noi pochi adoperano». Come crede si possa uscire da questa situazione? «In genere durante le crisi il Governo pubblico mette in campo forti iniezioni di fiducia insieme ad investimenti. In Italia sembra si faccia proprio l'opposto: il valore tecnico-culturale dell'architetto viene disconosciuto, la sua capacità di visione osteggiata. Laddove si potrebbero ridistribuire occasioni professionali inventiamo un Codice degli Appalti con paletti non fondati sulla qualità a cui sono conformi solo lo 0.3% degli architetti italiani».
E a breve quale soluzione? «Rimettere in moto processi di rigenerazione urbana , sistemi snelli di affidamento incarichi pubblici che apprezzino soprattutto la creatività. Secondo me le soluzioni sono queste. In alternativa c'è solo la fuga in Cina o in Ghana. Ma attenzione, fughe che devi fare da solo, perché nel frattempo il nostro paese ha anche interrotto qualsiasi forma di cooperazione internazionale».
Riccardo Tempestini
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