Sicurezza
Vecchio ospedale di Prato, l’idea dell’urbanista: "Ricreazione, parco e bar per far del bene al centro"
Parla l’architetto pratese Roberto Vezzosi e dà un giudizio anche sulla campagna di Tirreno e Provincia che hanno attivato un database on line per raccogliere le idee sulla trasformazione dell’area: “Utile forma di ascolto, importante che lo usino in molti”
PRATO.Urbanista e architetto. Roberto Vezzosi, pratese doc, per professione ripensa le città. A lui abbiamo chiesto un giudizio sull’iniziativa del Tirreno e della Provincia di aprire un database on line nel quale raccogliere le idee della città sul futuro dell’area del Misericordia e Dolce.
“Si tratta - spiega Vezzosi - di una forma di ascolto utile soprattutto in una città come questa dove spesso si parla di partecipazione ma che da molto tempo non ascolta le istanze che via via si manifestano. Quella in corso è un'iniziativa importante e sarebbe molto utile che partecipasse il maggior numero di persone possibile dai diversi punti di vista perché credo che la questione della destinazione dell'area del vecchio ospedale sia fondamentale per il futuro della città. E' l'ultima occasione che abbiamo di recuperare un pezzo di città per fare del bene a tutto il centro storico".
Qual è il suo punto di vista?
“La riqualificazione di quell'area deve essere iscritta in una strategia complessiva di rivitalizzazione del centro, appunto, e deve anche giocare una carta importante in quella di cui non si parla più ma che deve restare alla base della programmazione urbanistica e cioè la qualità della vita”
Sul database on line sono arrivate diverse proposte, molto diverse da loro, si va da un polo espositivo, al mantenimento della struttura ospedaliera, al parco, alla cittadella degli uffici pubblici.
"In tutte queste proposte c'è un seme di necessità e un seme di interesse. Tutte evidentemente hanno legittimità. Ho qualche perplessità sul riproporre una enclave o un'area chiusa. Ci sono alcune attività che per loro stessa natura precludono l'accessibilità di uno spazio”.
Quali?
“Per esempio l'idea di avere delle case protette, le Rsa, ma anche la stessa Università. La collocazione strategica di quell'area deriva anche dalla geografia che la città ha assunto: è a sud, in una parte di città dalla quale raramente si entra per fare una visita al centro storico, ma nella quale si è avuto il più importante sviluppo urbanistico degli ultimi trenta anni e la maggiore densificazione di popolazione. Quindi quello è senz'altro un accesso al centro storico e forse varrebbe la pena di ragionare attorno alla scalarità degli obiettivi da attribuire alla riqualificazione. C'è un livello che deve essere soddisfatto sicuramente e cioè la diminuzione del gap dei servizi per chi si trova a vivere nel centro storico”.
Che resta un posto bellissimo.
“Infatti. Solo che è sempre più difficile da abitare e non solo per le questioni fin troppo retoriche della sicurezza ma piuttosto per la mancanza di servizi fondamentali per le famiglie: la passeggiata con i bambini, la corsa, la piscina, l'impianto sportivo, tutte cose che mancano. C'è quindi da soddisfare una richiesta di quartiere. Poi c'è da soddisfare una richiesta urbana, di livello simbolico direi, perché il centro storico è il luogo simbolo per eccellenza dell'identità di Prato. E c'è un terzo livello che è quello territoriale che dovrebbe rappresentare la molla che spinge gli abitanti di Tavola o di Iolo a venire in centro. Il parco di sicuro soddisfa tutte queste necessità ma un parco va presidiato”.
ENTRA NEL DATABASE E INVIA LA TUA IDEA
Che ne pesa del progetto di rendere quell'area un quartiere residenziale?
“Le case sono l'ultima cosa che possiamo farci, anzi direi proprio che non le dobbiamo fare perché se c'è qualcosa che collide con la possibilità di un luogo di essere accessibile nelle ventiquattro ore è proprio la residenza”.
Che destino vede per quell'area?
"Anticipo qui quella che potrebbe essere un'idea: pensare per quell'area a un attività tipo quella che è andata al Parco Prato della Virgin. Costruire cioè un'idea di ricreazione, unita alla possibilità di avere un parco vicino, unità alla possibilità di avere non negozi ma solo ristoranti e bar per la pizza che mangi dopo aver finito gli esercizi in palestra, potrebbe essere una cosa che per il centro funziona”.
Cosa farebbe delle idee raccolte con la campagna d'ascolto?
“La fase di ascolto è fondamentale perché indica delle specifiche necessità che il territorio esprime. Interpretandole però si deve arrivare a scegliere una direzione. Non prima di aver discusso del futuro della città. Non voglio parlare del piano strutturale e dell'evasività che ha rispetto alle coordinate sul futuro ma è bene ribadirlo: non abbiamo di fronte alcuno strumento che ci indica quale può essere la città del futuro.Sapevamo cosa volevamo diventare e ora non lo sappiamo più. Ci siamo così smarriti come direzione che addirittura si fanno scelte in contraddizioni tra loro”.
Per esempio?
“Da una pare si rilancia l' idea della filiera corta, di una campagna che non è solo la parte residua della città e ci si commuove davanti alla festa del pane, mentre dall'altra si pensa che 700 ettari di aree agricole possano essere rioccupate da capannoni e da case pensando in realtà che la campagna sia marginale rispetto all'attività di speculazione edilizia. Il ricorso della Provincia contro la trasformazione di queste aree deve essere visto, finalmente, come qualcosa che richiama alla coerenza tra gli atti di governo del territorio e dove la politica non c'entra niente”.
Architetto ha parlato di una sintesi per il futuro dell' area, provi a farla lei con gli elementi a disposizione.
“Da scartare, come ho già detto la casine che ha immaginato la Regione, scelta illogica oltre che stupida anche dal punto di vista della compatibilità economica per il semplice fatto che le case già fatte lì intorno non si vendono e non si venderanno per un pezzo. Di sicuro nell'area dell'ospedale dovranno esserci funzioni di uso pubblico con attività pubbliche fatte però in collaborazione con i privati. Di certo sarà necessario mantenere un parco che, se si vuole di dimensioni ragionevoli, dovrà essere occupato in minima parte. Dopodichè ci si misurerà sulla capacità finanziaria e sulla capacità di attirare interessi”.
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