Il Tirreno

Prato

Affondamento Oria, quattro nuovi nomi

di Alessandra Agrati

Le ricerche del Cdse hanno portato alla scoperta della presenza di altri militari pratesi a bordo del piroscafo

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VAIANO. Quattro famiglie pratesi, dopo quasi settant'anni di attesa finalmente hanno un luogo dove piangere i propri morti. Modesto Pacini di Migliana Marcello Nistri e Dino Magnolfi di Prato insieme a Ugo Chiaramonti di Vernio sono gli ultimi quattro nomi accertati che sono morti nella tragedia del piroscafo Oria. Il ritrovamento è il frutto di un lungo e paziente lavoro realizzato dal Cdse di Vaiano con il supporto del Comune di Vaiano e della Regione Toscana.

«La Regione investe sulla memoria storica – ha sottolineato Massimo Cervelli durante la serata organizzata al Ninfeo della Villa al Mulinaccio – perchè altrimenti non c'è costruzione del futuro». La vicenda dell' Oria, affondato vicino a Capo Sounion in Grecia il 12 febbraio del 1944 con 4200 prigionieri italiani che si erano rifiutati di aderire al nazismo dopo l’Armistizio dell'8 settembre, ha uno stretto legame con Vaiano: il comune bisentino avvertito del ritrovamento di una gavetta con le iniziali M.D. Vaiano (Menicacci Dino residente a Vaiano di Prato), è diventato il capofila di un progetto destinato a dare risposte ai familiari ancora in attesa di sapere la verità. «La nostra – ha sottolineato Luisa Ciardi assessore alle politiche giovanili e ricercatrice presso il Cdse- è una ricerca certosina: cerchiamo di ricostruire la storia dei militari intrecciando i dati della storia personale con quelli dell' anagrafe del Comune di residenza e quello militare. In due anni siamo riusciti a rimettere insieme diverse tessere di questo immenso puzzle che riguarda l'Italia intera». In totale nel 2012 sono stati ufficialmente riconosciuti come morti 15 militari italiani.

Il lavoro di ricostruzione fin qui svolto è stato presentato l’altra sera alla Villa del Mulinaccio. Presenti , oltre le famiglie dei militari dispersi, anche il sindaco di Sounion che ha annunciato di voler costruire un monumento alla memoria dei militari italiani che sarà inaugurato il prossimo 12 febbraio in occasione della ricorrenza del settantesimo anniversario della tragedia, e Aristotelis Zervoudis il sub che ha ritrovato la gavetta di Menicacci. La serata si è conclusa con lo spettacolo “La gavetta infondo al mare” tratto dall'omonimo libro scritto dal giornalista Paolo Ciampi. «Abbiamo voluto unire – ha spiegato la responsabile del Cdse Alessia Cecconi – l'aspetto storico con quello artistico, passando per i ragazzi della scuola di musica di Vaiano». La suggestiva cornice del Ninfeo ha fatto da sfondo al monologo recitato da Andrea Giuntini. I brani musicali sono stati scritti appositamente da Daniele Poli che si è ispirato alla tradizione mediterranea. Il primo tributo è stato To paramithi una favola che unisce il tema dell' amore, con il mito, il sole e il mare. Misirlou è invece il titolo di una melodia tradizionale sempre greca, con un chiaro influsso arabo. A chiudere la scena Uskudara un canto ispirato a una leggenda che racconta che in un'osteria sedevano marinai provenienti da diverse parti del mondo: ciascuno aggiungeva una strofa alla canzone nella sua lingua d'origine. La versione di Poli unisce il greco, l'italiano il francese e il turco.

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