Cinese sfruttato, accolta la costituzione di parte civile del Comune di Prato
L’orientale è stato il primo a denunciare i suoi datori di lavoro dopo un grave infortunio. Esulta l’assessore Silli: “Un altro passo nella lotta all’illegalità”
PRATO. Il giudice dell’udienza preliminare Luca D’Addario ha ammesso la costituzione di parte civile del Comune nel processo a carico di tre imprenditori cinesi accusati a vario titolo di lesioni, sequestro di persona e sfruttamento della manodopera clandestina in relazione alla vicenda che ha per protagonista un giovane operaio cinese, il primo a rivolgersi alle istituzioni italiane per denunciare i suoi sfruttatori (si ustionò gravemente mentre lavorava e dice di essere stato abbandonato dalla comunità, per questo si è rivolto all’assessorato all’Immigrazione e ora vive in un’altra città).
Il giudice ha dunque accolto l’istanza presentata per conto del Comune dall’avvocato Benedetta Ciampi, su parere favorevole del pubblico ministero Laura Canovai. Gli imputati sono difesi da Alessandra Artese e Giuseppe Nicolosi, mentre l'operaio sfruttato è assistito da Mirko Benedetti.
Il gup avrebbe accolto l’istanza motivandola col fatto che il Comune ha investito molto nel Patto per Prato sicura e dunque è legittimato a costituirsi parte civile per il danno ricevuto, in relazione all’accusa dello sfruttamento della manodopera clandestina (mentre è stata esclusa per il sequestro di persona).
«Ci abbiamo fortemente creduto fin dall'inizio - commenta l’assessore all’Integrazione Giorgio Silli - Siamo felici che sia stata accolta la nostra richiesta ed è assolutamente importante che le istituzioni giochino "in squadra". E' un'altra tessera nel complesso mosaico della lotta all'illegalità. Non tutti i cinesi sono "cattivi", ma verso quella parte marcia che lucra sfruttando i clandestini le istituzioni devono essere assolutamente impietose e determinate».
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