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Prato alza la testa e torna a investire

di Ilenia Reali
Prato alza la testa e torna a investire

Nuovi macchinari per Filpucci, Pinori, Pecci e Igea mentre Lineapiù potenzia la tintoria e assume alla Tatti

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FIRENZE. Giampaolo Bruni della manifattura Ilaria lane non ha dubbi. E non mette tempo in mezzo nel trattare un argomento spinoso, quello che riguarda il portafoglio degli imprenditori tessili. «Noi pratesi dobbiamo investire in quello che sappiamo fare: ossia i filati. Io ho provato a mettere un po’ di soldi nell’immobiliare e nel metalmeccanico. Era meglio se stavo fermo e mettevo quei soldi in azienda. Se creiamo il bello lo vendiamo nel mondo, se invece pensiamo di investire in quello che sanno fare tutti gli altri ci condanniamo».

Ed ecco che metabolizzata questa idea - e, ammette, per qualche investimento poco remunerativo nei settori alternativi - ha investito 250.000 euro nella nuova collezione.

«Il maggior rinnovamento negli ultimi 8 anni», commenta sottolineando come, anche i suoi colleghi filatori, abbiano ripreso a investire nelle fabbriche.

Alessandro Bastagli e Enrico Tatti, con la collaborazione del fondatore Giuliano Coppini, ad esempio, hanno riportato Lineapiù Italia agli antichi splendori e a settembre forti di un aumento del fatturato superiore alle previsioni trasferiranno la Filtek a Capalle, amplieranno il museo del filato (di 300 metri) e potenzieranno la tintoria. La maggiore soddisfazione arriva però dalla filatura del Gruppo dove i soci sono riusciti a riportare il livello occupazionale ai numeri del passato. Numeri che, tra qualche settimana, saranno superati con la trasformazione dei tre contratti a tempo determinato in indeterminato e l’assunzione di altre tre persone in modo da riorganizzare i turni ed avere il personale sufficiente per lavorare sui nuovi macchinari.

Anche in casa Filpucci gli investimenti, previsti per l’inizio del nuovo anno, saranno dirottati nella filatura dove sarà acquistata una nuova torcitura per potenziare la collezione estiva. «L’obiettivo - spiega Federico Gualtieri, vice presidente del Gruppo - è quello di riuscire a lavorare su tutti i mesi dell’anno potenziando una tipologia di lavoro per noi più debole».

Da Pecci Filati invece gli investimenti più importanti sono stati fatti due anni fa e oggi si stanno raccogliendo i frutti.

«Negli ultimi due anni - riferisce Pierluigi Marrani - abbiamo ricreato due nuovi reparti nella convinzione che è seguendo il lavoro dall’interno che si riesce a sfruttare al meglio innovazione tecnologica, capacità professionali e creatività».

Concetto ripreso da Raffaella Pinori che ha investito non solo in macchine ma anche in un laboratorio dove i clienti possono personalizzare tutti i filati fantasia e produrre piccolissime quantità.

Stessa determinazione nel puntare al futuro da Igea dove si sono acquistati nuovi macchinari per produrre i filati fantasia perché «alziamo la cresta - commenta sorridendo l’imprenditore Stefano Borsini - perché è indispensabile riuscire a prevedere prima dei concorrenti orientali quali saranno le evoluzioni tecniche della moda. E’ solo rendendo i nostri prodotti non copiabili che riusciamo a offrire l’eccellenza mondiale del filato». Ormai è chiaro per tutti Prato vive se sta sempre nella fascia dell’eccellenza e se valorizza la capacità della propria manodopera. Concetto che al lanificio dell’Olivo si porta avanti da sempre anche quando una struttura leggera delle aziende sembrava prioritaria rispetto a una capacità produttiva interna. «Abbiamo ampliato lo stabilimento», confessa Pietro Taddeucci Sassolini che preferisce non aggiungere altro. «A parlare - è il suo parere - devono essere i fatti e i nostri filati che hanno bisogno di lavoro e di tanta promozione».

Come quella che Francesco Lucchesi, presidente del Consorzio promozione filati, sta organizzando a Shanghai con i colleghi biellesi e che a settembre porterà in Cina le collezione del meglio del made in Italy. Ventidue imprese che avranno il compito di esportare la passione ritrovata e il coraggio di guardare al futuro con ottimismo.

@ileniareali

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