Gioco
Festa a Galciana ora 22 famiglie hanno una casa
Gioia tra i nuovi inquilini degli appartamenti assegnati dal Comune. «Finalmente un tetto»
PRATO. Ana e Ewa non stanno più nella pelle. Hanno un sorriso stampato sul viso, gli occhi che brillano di felicità mentre si dirigono verso quelle casette nuove di zecca su cui picchia forte il sole di Galciana. Vivranno al terzo e quarto piano, la prima in un bilocale perché ha due figli, la seconda in trilocale avendo prole più numerosa.
Origini albanesi per la prima, polacche per la seconda, inserite ormai da molti anni nella società pratese. Le due mamme amiche sono state inseparabili negli ultimi tre anni. Il destino le ha fatte ritrovare alla periferia della città, in via Tirreno. «Abbiamo vissuto per tre anni nella stessa casa famiglia, ora è bello ritrovarsi qui in una casa vera». Pagheranno un canone mensile di 12 euro al Comune, il minimo previsto. Le famiglie che occupano le prime posizioni della graduatoria comunale sono le più bisognose avendo maturato il punteggio più alto. «Non abbiamo Isee perché siamo disoccupate. Lavoravamo come colf e badanti, poi abbiamo perso quel lavoro. Non finiremo mai di ringraziare il sindaco Cenni e l’assessore Mondanelli per questo momento».
La consegna delle chiavi ai 22 assegnatari di alloggi popolari – per metà italiani, per metà stranieri - s’è trasformata ieri pomeriggio in una festa scandita dall’omelia di don Luca Rosati (parroco di Galciana) e dal simbolico taglio del nastro ad opera del presidente di Epp Federico Mazzoni e dell’assessore Rita Pieri.
L’assessore Pieri ha la delega per le pari opportunità: l’assegnazione delle case si è declinata infatti al femminile perché donne erano per lo più le prime richiedenti. «Evviva le donne», è il grido emozionato della signora Caterina, la prima a essere chiamata dall’assessore per le chiavi.
È una donna in carrozzella a cui spetta uno dei due appartamenti del piano terra. Fioccano auguri e congratulazioni, si accalcano le famiglie. Stefania Bolivo è fra quelle che varcheranno la soglia dei locali più grandi. «Ci danno un immobile di 82 metri quadri, siamo in sei», esultano i figli. Nel dare loro il benvenuto, Mazzoni ha ricordato come «questi muri sono gli strumenti che la città mette a disposizione perché un giorno i figli possano stare meglio dei padri».
Maria Lardara
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