Sicurezza
Vecchio ospedale di Prato, per la Regione un’altra tegola: niente case senza accordo di programma
L’assessore provinciale Beltrame: «Sulle funzioni bisogna coinvolgere l’intera città. Usiamo la rete per esprimere proposte e progetti. Le istituzioni non si chiudano»
PRATO. Area del vecchio ospedale: un’altra tegola sulla volontà della Regione di edificare e mettere a reddito quel pezzo di territorio pregiato. Dopo la campagna avviata da Legambiente che ha ripescato la legge del 1988 che ha finanziato la realizzazione dei nuovi - all’epoca - ospedali italiani e secondo la quale i beni dismessi devono mantenere l’uso pubblico, ecco spuntare un nuovo stop. Che proviene dalla legge regionale toscana che due anni fa ha istituito i piani di valorizzazione delle aree ex ospedaliere (Puv) con la possibilità, in caso di mancata decisione degli enti locali, di commissariare e procedere.
All’articolo 8 della legge nel quale si afferma che «la valorizzazione del patrimonio immobiliare non strumentale delle aziende sanitarie, costituisce uno specifico Puv regionale», si dice anche che la valorizzazione è «connessa a ciascuno degli accordi di programma già stipulati alla data di entrate in vigore della legge per la realizzazione dei nuovi presidi ospedalieri (per Prato il presidio di Galciana ndr)». Peccato che per quanto concerne Prato l’accordo di programma sia scaduto già nel 2009. L’accordo c’era, era stato stipulato nel 2005 tra Comune, Regione e Asl ma con una clausola voluta dall’ex assessore all’urbanistica Stefano Ciuoffo che imponeva, in caso di mancato inizio dei lavori, di fare decadere l’accordo. Cosa accaduta già prima dell’insediamento della giunta Cenni. La Regione quindi, sull’area del Misericordia e Dolce, potrebbe avere qualche difficoltà a imporre le sue ragioni.
Assessore Alessio Beltrame, sapeva di questo problema?
«Sapevo che non tutto quadrava. Ma non credo che il problema della futura destinazione d’uso dell’area del vecchio ospedale possa porsi in termini di norme, leggi, tecnicismi. E credo sia chiaro anche alla Regione. Ci sono da immaginare funzioni che servano a una città e a chi ci abita senza avanzare ipotesi non utili e, a quanto pare, nemmeno realizzabili».
La Provincia all’ipotesi della Regione di edificare l’area per recuperare una quota delle spese di costruzione del nuovo complesso di Galciana si è opposta nettamente, in più lo strumento urbanistico provinciale (Ptc), in caso la destinazione d’uso prevedesse residenziale, entrerebbe in contrasto. Nella mediazione tra Provincia e Regione sono stati fatti passi avanti?
«Ci saranno di sicuro nuovi incontri. Anche se ormai è chiaro che per noi è inaccettabile una soluzione urbanistica tesa unicamente a risolvere delle questioni economiche. Alla Regione abbiamo fatto una proposta chiara: che su quell’area restino funzioni pubbliche».
Come d’altro canto pare obbligare la legge nazionale con la quale venne finanziato anche il Misericordia e Dolce.
«Infatti. Ma quello che mi preme dire è che non ci si può appellare a una norma. Devono essere il buon senso e la buona politica - entrambi devono tornare in campo - uniti a una visione della città a dare la risposta. Perché quella del Misericordia e Dolce è una di quelle aree, ovviamente allargata fino alla tangenziale e comprendendo piazzale Ebensee, via Genova, piazza dei Macelli, la cui trasformazione può cambiare il destino di una città. Non a caso la Provincia vuole sì un parco al posto del vecchio ospedale ma dentro il quale, per farlo vivere ventiquattro ore su ventiquattro ed evitarne la marginalità, vengano collocate funzioni che sviluppino lavoro, idee e creatività, diano un’occasione ai giovani e rappresentino una visione di sviluppo futuro di Prato. Sviluppo sostenibile, ovviamente, che è quell’equazione che mette assieme ambiente, coesione sociale e lavoro».
Un progetto ambizioso che però bisogna sostenere economicamente.
«Infatti, bisogna arrivare a condividere un percorso, un progetto e i finanziamenti per realizzarlo. Le linee di intervento europee nei prossimi anni saranno orientate a sostenere i progetti di riqualificazione urbana e dobbiamo essere pronti per l’appuntamento».
Si tratta però di un’operazione che vede schierata, per il momento, solo la Provincia.
«Bisogna chiarirsi le idee. Se la trasformazione dell’area del vecchio ospedale è la questione di interesse di Prato, allora è questo il punto dal quale partire per coinvolgere tutta la città in un percorso partecipativo che individui le nuove funzioni dell’area. Il confronto delle idee deve essere il più ampio possibile, cercando di ascoltare il numero maggiore di proposte anche utilizzando quello strumento straordinario che è la rete. La proposta che faccio è quella che si apra una fase di ascolto nella quale ognuno possa esprimere idee, progetti e possa dire la sua su tutto ciò che è venuto fuori fino ad ora e che verrà fuori in futuro».
Si rivolge anche alle altre istituzioni?
«Mi appello alle altre istituzioni affinchè non si chiudano. La politica deve dimostrare di essere capace di decidere nell’interesse del futuro della città e contemporaneamente entrando in sintonia con le aspettative dei cittadini»
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