Il Tirreno

Prato

«Vivevo per giocare ma poi ho detto basta a un passo dalla fine»

di Cinzia Lucchelli
«Vivevo per giocare ma poi ho detto basta a un passo dalla fine»

La testimonianza di un uomo che è riuscito a uscire dal tunnel grazie all’aiuto dei Giocatori anonimi

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PRATO. «Alla fine di tutto mi è rimasta addosso una sensazione brutta di tempo buttato via, perso a cercare soldi o a trovare giustificazioni». A parlare è un ex giocatore, che vuole rimanere anonimo, circa quarant'anni, venti dei quali consumati nel gioco d'azzardo. Una dipendenza che gli è costata almeno 200mila euro. «Il conto preciso - dice - non ho mai voluto farlo. I miei genitori sapevano che avevo questo problema ma non ne hanno mai conosciuto l'entità». Il racconto in prima persona della sua storia (guarda il video dell’intervista sul nostro sito), fatta di scommesse e privazioni, di solitudine e assegni postdatati, nel corso di un convegno di Federconsumatori Prato per presentare il progetto Alea, ha reso meglio di qualsiasi dato la condizione di chi si è ammala di questa dipendenza. E ha indicato una strada per uscirne. «Tutto è cominciato quando avevo 15 anni e frequentavo le superiori. Un amico mi invitò a passare un pomeriggio con lui in un'agenzia ippica. Iniziò così, per gioco. Ci ho speso l'adolescenza. All’inizio si trattava di piccole cifre. Mi giocavo la paghetta dei miei o i soldi di qualche lavoro saltuario. Pensavo in questo modo di pagarmi una serata in discoteca, fare un regalo alla mia fidanzata». Non capiva di essere all'inizio di una dipendenza. Al terzo anno delle superiori la decisione di abbandonare la scuola. L'avvio di un’attività imprenditoriale e l’accensione di mutui gli danno l'accesso alle banche. Le piccole somme sono diventate cospicue. «Non mi sono fatto mancare niente - racconta l’ex giocatore - scommesse ippiche, sportive, giochi di carte». Fino ad arrivare a una fase distruttiva, di prostrazione economica ma anche morale e fisica. «Era una vita di privazioni, investivo tutto quello che avevo nel gioco». Sono tali la disperazione e l'indebitamento che quando un amico lo indirizza all'associazione Giocatori Anonimi, ci va con la speranza di trovare qualcuno che gli possa prestare soldi. Ma quando varca la soglia e si siede scopre che esistono storie come la sua se non peggiori. Le ascolta. Qualcosa cambia, è l'inizio di un nuovo percorso. «L'associazione comprende uomini e donne che hanno in comune la dipendenza dal gioco d’azzardo. Si incontrano regolarmente e tramite la condivisione delle esperienze e a un programma di recupero riescono a trovare una strada per uscirne. Non c’è niente di più terapeutico - aggiunge - di un giocatore che ne aiuta un altro».

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