Italia
Soldi in Cina, caccia al canale alternativo
Chiusi i money transfer che riciclavano il denaro frutto dell’evasione, la Finanza cerca le altre vie
PRATO. Che fine hanno fatto i milioni di euro che, fino a tre anni fa, volavano da Prato a Wenzhou? Se lo stanno chiedendo gli inquirenti che proprio in questi giorni tirano le fila della più importante inchiesta sul riciclaggio di denaro sporto, quegli oltre 4 miliardi di euro che, tra il 2006 e il 2010, sono stati trasferiti dall’Italia alla Cina (un miliardo e mezzo solo da Prato).
Da quando è stato chiuso il canale privilegiato dei money transfer “Money 2 Money” dei cinesi che, con la complicità di alcuni italiani, si erano fatti sportelli su misura per i loro interessi, il flusso di denaro è drasticamente diminuito, ma in pochi credono che i soldi ora rimangano in Italia. Ci crede poco il colonnello Luca Cervi, comandante del Nucleo di polizia tributaria della Finanza di Firenze, che ha passato gli ultimi anni a spulciare i quasi due milioni di operazioni sospette dei money transfer irregolari.
«Probabilmente c’è un altro canale - spiega l’ufficiale delle Fiamme gialle - ma non sappiamo quale, ci stiamo lavorando».
L’ipotesi che il flusso di denaro non censito dalle statistiche ufficiali sia ancora molto alto si basa su una considerazione che non ha avuto molto rilievo nei racconti dell’inchiesta, ma che è fondamentale. La gran parte dei milioni di euro spediti in Cina non sono semplicemente i risparmi di imprenditori che si costituiscono un “tesoretto” in patria, ma sono i pagamenti di forniture di tessuti che arrivano in Italia. Li spedivano, frazionandoli, via money transfer perché dichiaravano redditi e fatturati irrisori rispetto a quelli reali. E dunque non potevano giustificare il pagamento di grandi quantità di merce in arrivo dalla Cina. E siccome le attività dei pronto moda non si sono interrotte negli ultimi tre anni, si presume che qualche altro canale sia stato aperto. «I tessuti in qualche modo li dovranno pagare» sintetizza efficacemente il colonnello Cervi.
Le ipotesi su questo canale alternativo sono le più varie. Quella più semplice è che un’altra catena di money transfer abbia preso il posto della “Money 2 Money”. Un’altra è che siano state coltivate le amicizie giuste in qualche banca. Ma al momento non ci sono elementi che portano in questo senso. Tra non molto al Macrolotto aprirà una filiale di Extrabanca, istituto nel quale sono presenti capitali cinesi, ma dovrà sottostare alle norme che regolano tutte le altre banche italiane. La caccia al canale alternativo è solo all’inizio. (p.n.)
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