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Prato

Camorra, confiscati beni per 14 milioni di euro

Camorra, confiscati beni per 14 milioni di euro

Sequestrate in via definitiva - con decreti emessi dal tribunale di Prato - aziende, case, auto, marchi di ristorazione e anche una scuderia di cavalli

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Confiscati in modo definitivo, con sette decreti emessi dal tribunale di Prato, beni per un valore complessivo di 14 milioni di euro di proprietà di esponenti del clan camorristico Terracciano. Questi beni, nel febbraio 2012, erano stati sottoposti a sequestro di prevenzione antimafia da parte della guardia di finanza di Firenze.

VIDEO L'operazione della Guardia di Finanza

E' la prima volta, riferisce la Finanza, che viene applicata questa misura in Tosana. Tra le proprietà sequestrate, 17 aziende, tra cui società immobiliari, di ristorazione, di pulizia, di servizi alle imprese, di gestione di locali notturni; 25 unità immobiliari nelle province di Prato, Napoli, Milano, Pistoia, Lucca, Firenze e Perugia; 11 autoveicoli (tra cui auto di grossa cilindrata come Bmw e Mercedes); una scuderia con 21 cavalli da corsa, 74 rapporti finanziari e i noti marchi di ristorazione “Sancho Panza” e “Don Chisciotte ristorante - pizzeria”.

La decisione del Tribunale di Prato, giunge dopo un complesso iter giudiziario, avviato subito dopo i sequestri di beni del 29 febbraio 2012. L’autorità giudiziaria pratese in questi mesi ha infatti sentito in contraddittorio il pubblico ministero della Procura di Firenze ed i difensori dei proposti e dei terzi interessati, al fine di valutare l’esistenza di tutti i presupposti giuridici ed economico-patrimoniali necessari per la confisca dei beni già in precedenza sequestrati. Ne è emersa la sproporzione tra il valore dei beni ed il reddito delle persone coinvolte nel procedimento, oltre all’esistenza di sufficienti indizi che i beni siano il frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego.

La confisca ha così formalizzato la misura patrimoniale eseguita nel febbraio del 2012 nei confronti dell’organizzazione criminale capeggiata da soggetti di origine napoletana, Giacomo Terracciano e Carlo Terracciano, già condannati in via definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso ed estesa “ex lege” ai familiari conviventi nonché ai prestanome.

L’ingente flusso di denaro proveniente dal clan Terracciano, riferisce la Finanza, è stato ritenuto fondamentale per la costituzione e sviluppo del Gruppo Don Chisciotte, nota catena di pizzerie.

Il sequestro avvenuto il 29 febbraio del 2012 e la successiva confisca del maggio 2013 hanno fatto piena luce, spiegano al Comando regionale delle Fiamme gialle, sulla reale consistenza e solidità delle aziende facenti capo a Paolo Posillico evidenziando tra l’altro, come stigmatizzato nella relazione peritale, “…un assetto organizzativo del tutto inadeguato, carente sotto il profilo amministrativo, della gestione, della verifica dei risultati aziendali …”.

Gravi situazioni debitorie hanno obbligato l’amministrazione giudiziaria ad avanzare proposte di fallimento, presso i competenti Tribunali, da cui, ad oggi, sono scaturite 8 sentenze di fallimento per altrettante società.Tale ultima necessità, sostengono gli inquirenti, è emersa a seguito dell’esame delle scritture contabili delle varie società, risultate spesso del tutto inattendibili, nonché di gravi episodi di distrazione di beni e altre disponibilità economiche e di una sproporzionata esposizione debitoria, fatti, questi, riferibili ad epoca antecedente al sequestro di prevenzione del febbraio 2012.

 

Nulla del Gruppo Don Chisciotte è stato, quindi, restituito a Posillico Paolo e ai suoi familiari. Il Tribunale di Prato pertanto, tenuto conto dell’economicità delle procedure, ha ritenuto opportuno dar luogo alla confisca delle sole aziende ritenute solide, lasciando le restanti nelle mani della curatela fallimentare.

 

 

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