Il Tirreno

Prato

A Prato dilaga il gioco d’azzardo

di Carlandrea Poli
A Prato dilaga il gioco d’azzardo

In una ricerca di Federconsumatori il 56% del campione ne è rimasto vittima. Allarme giovani

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PRATO. Miti e paradossi del declino. La crisi può far perdere il posto di lavoro, mettere in pericolo i risparmi e il sogno costruito in anni o decenni di fatiche di una casa di proprietà. Ciò nonostante è proprio la precarietà, quando si unisce ad un briciolo – o forse di più – di disperazione a spingere al massimo a rischiare giocando d'azzardo. L'ultima fotografia scattata da Federconsumatori, nell'ambito del progetto Alea, mostra una città in piena dipendenza. A restarne maggiormente vittime sono i giovani. Secondo la ricerca condotta su un campione rappresentativo della popolazione pratese circa il 56% gioca. Talvolta le scommesse sono simboliche e dettate dalla curiosità, in molte altre occasioni l'azzardo entra nel sangue e piomba il circuito infernale che risucchia come in ogni tossicodipendenza.

La ricerca – che verrà presentata domani in un convegno all'ospedale – parte da un trend nazionale costante: nell'arco di un decennio, partendo dal 2002, il volume delle scommesse in Italia è cresciuto di 8 miliardi fino a toccare gli 80. A Prato la spesa procapite è salita a 960 euro. Segno che in molti scommettono sul fare soldi facilmente o sul recuperarli dopo cocenti perdite finanziarie. Nei giovani – è una ricostruzione ritenuta plausibile da Federconsumatori – la recessione e la disoccupazione si uniscono alla diffusione del poker e di altri giochi online. Che deve suonare, rispetto al passato, come uno sdoganamento culturale in piena regola se il 78% dei giovani pratesi interpellati da Alea reputa che sia lecito fare delle puntate anche da minorenni. «Con internet è diventato più difficile controllare che il fenomeno non dilaghi» ammette Piero Ianniello, che cura il progetto Alea per Federconsumatori. Da scrittore ha rivelato i risvolti più crudi dei giocatori incalliti in “Via della Cina”. Nel romanzo, tratto da una storia vera, la giovane Lucia assiste alla trasfigurazione in pochi mese del marito da imprenditore e padre di famiglia ben inserito in una rete d'amicizia in un uomo violento, che cerca di rubarle tutto il denaro per rientrare dai debiti e tentare nuovamente la fortuna.

I cinesi rappresentano il 25% dei giocatori qua a Prato: «Si capisce – prosegue Ianniello – In Cina è vietato. Quando arrivano in Italia si sentono liberi dalle inibizioni». Ma se di piaga sociale si tratta, è parecchio multietnica. La spirale delle puntate e delle sconfitte, che conduce in certi casi a sommare le delusioni economiche spesso con l'alcol non guarda all'etnia e può friggere il cervello di chiunque.

Così, nella ricerca di risposte individuali molto spesso un valido salva-vita può essere il gruppo dei giocatori anonimi fiorentini dove il recupero è tutt'altro che scontato e le ricadute tristemente possibili. Anche le istituzioni provano ad essere in campo. L'anno scorso l'amministrazione ha varato un regolamento sulle slot machine negli esercizi commerciali. Un'ulteriore pressione a intervenire potrebbe arrivare dalla Consulta comunale sulla famiglia, che recentemente ha chiesto al sindaco ulteriori restrizioni mixate con incentivi fiscali ai commercianti per rinunciare alle macchinette del gioco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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