Il Tirreno

Prato

«È ora di riscoprire la lezione di Lorenzo il Magnifico»

di Martina Altigeri
«È ora di riscoprire la lezione di Lorenzo il Magnifico»

Il responsabile del Centro di educazione al gusto invita a dare più importanza all’agricoltura «Ci sono tanti giovani disponibili a lavorare nel settore alimentare, una risorsa da valorizzare»

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PRATO. Zafferano e melone retato per lui non hanno segreti. Da anni segue la scia dei prodotti locali con il chiaro obiettivo di riscoprire i sapori tipici del nostro territorio per farli apprezzare a tutta la comunità.

Lui è Alessandro Venturi, pratese doc, per molto tempo fiduciario della condotta Slow Food Prato e, oggi, responsabile del Centro di Educazione del Gusto, un luogo d’eccellenza per la formazione di insegnanti che ha sede all’interno delle Cascine di Tavola. Di Prato ha seguito gli sviluppi e i cambiamenti che hanno determinato una sua nuova organizzazione.

La Prato di ieri com’era, migliore o peggiore di quella di oggi? Cosa ricorda della sua infanzia?

«La città è cambiata negli ultimi decenni. Mi sembra più ordinata e con maggiori servizi, ancora fortemente legata ai paesi, le frazioni, che la caratterizzano. Della mia infanzia ricordo la possibilità di giocare in spazi ampi, i campi di grano e tanti alberi da frutto. Poi tanto lavoro nelle fabbriche, negli stanzoni e anche dentro casa. Mi vengono in mente anche le merende fatte di pane e mortadella, e il pranzo dei giorni festivi era sempre un evento gastronomico preparato con il coinvolgimento di tutta la famiglia, sotto la regia della mamma. Quando d'estate non si andava a scuola si andava a fare “cannelli”, e quando sono stato più grande andavo ad aiutare mio padre, artigiano edile, nei cantieri. Ricordo quando sono salito sul campanile della chiesa dello Spirito Santo nei pressi della piazza del Collegio, insieme alla paura ho provato meraviglia per il centro storico della città».

Lei è stato tra gli ideatori della “Pratestate”, il primo programma per animare la città…

«Erano gli anni Settanta e nacque l’idea di rendere più piacevole e vivibile il centro storico con la Pratestate, un cartellone di eventi culturali, sportivi e ricreativi presente in tutte le piazze, chiostri e giardini. Ricordo le prime proiezioni cinematografiche in piazza del Comune con uno schermo fatto con un lenzuolo e il proiettore collocato su un motocarro. Il recupero della Festa del Cocomero che, per un impegno personale preso con il compianto Roberto Giovannini, continuammo a organizzare per venticinque anni consecutivi. Gli spettacoli musicali e teatrali nel Castello dell'Imperatore, di cui subito apprezzammo l'acustica e la fresca temperatura nelle sere d'estate. Di quello spirito d'iniziativa, di protagonismo, di quella creatività sento un po’ di nostalgia, ma mi rallegra il fatto che la Pratestate ci sia ancora a distanza di tanti anni (saranno quaranta nel 2014)».

Com’è la Prato di oggi? Sicuramente l’agricoltura non ha un ruolo da protagonista.

«Prato ha una storia legata all'agricoltura che nei secoli le ha consentito di svilupparsi e di intraprendere anche altre attività. Oggi parliamo con rinnovata attenzione di agricoltura, di prodotti alimentari di qualità, di filiere corte, di chilometro zero, ma non ci dobbiamo dimenticare che alla fine del Quattrocento Lorenzo il Magnifico realizza qui nella nostra piana la più importante azienda agricola dell'epoca. Questa tradizione agricola l'abbiamo rimossa ma non la dobbiamo perdere. Da troppi anni non ci sono state politiche a favore dell'agricoltura nella nostra città. La regimazione delle acque per le colture agricole è stata abbandonata; i terreni sono stati lasciati incolti in attesa di nuove rendite legate agli insediamenti industriali e civili; i coltivatori si sono progressivamente ridotti a percentuali modestissime, e il ricambio generazionale è in grande crisi. Nonostante tutto ciò noi abbiamo ancora una superfice di terreni agricoli considerevole, sicuramente la più importante di tutta l'area metropolitana, e oggi vi sono giovani disponibili a lavorare in agricoltura e nel settore alimentare. La riflessione che faccio è semplice: se la produzione di cibo di qualità sarà la sfida dei prossimi anni, perché non stiamo dentro questa partita e valorizziamo tutte le potenzialità che abbiamo, investendo risorse, ricerca e conoscenze?».

Venturi lancia un’idea, la ripresa di Prato potrebbe partire proprio dalla terra.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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