Il Tirreno

Prato

«Lavoriamo senza sapere cosa ci succederà domani»

di Maria Laradara
«Lavoriamo senza sapere cosa ci succederà domani»

Con la prospettiva dell’esternalizzazione di una serie di servizi scolastici vengono rimesse in discussione le prospettive di lavoro di decine di addetti

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PRATO. Precaria per “scelta”, a 53 anni. Può succedere se hai lavorato per dieci anni nelle cooperative dove magari guadagnavi tre volte meno, se hai rinunciato a fare vita privata per far fronte a tutti gli impegni e se la scuola pubblica rappresenta pur sempre, anche nella precarietà, un approdo sicuro.

Imprenditrice e precaria. Succede ad Alessandra Fiesoli, da cinque anni educatrice “precaria” nei nidi comunali, fra le potenziali vittime del piano di contenimento dei precari nella scuola messo a punto dal Comune. Il 28 giugno le scadrà il contratto che da settembre la vede impegnata al nido “L’orto del lupo”, per 30 ore settimanali. Dopodiché Alessandra busserà come ogni anno alla porta dell’Inps per chiedere l’indennità di disoccupazione, sperando di essere richiamata a settembre sulla base della graduatoria comunale.

Quest’anno l’incognita sarà maggiore, per via della chiusura di tre sezioni di nido. Alessandra dovrebbe rientrare per un soffio. «Sono ottava in graduatoria e a settembre daranno nove incarichi per educatori a tempo determinato, 18 posti in meno rispetto al 2012. Già nove educatori si erano persi a settembre scorso con la trasformazione di due nidi in centri gioco, altrettanti se ne perderanno per effetto della chiusura di tre sezioni: gli insegnanti di ruolo da ricollocare andranno a “mangiare” i posti in graduatoria dei precari». Storce il naso Alessandra alla prospettiva di dover passare da 6 a 5 ore al giorno di lavoro (così sarà da settembre). «Lavorare meno significa guadagnare meno. E i contratti vengono avviati sempre più tardi e terminano sempre prima. Già quest’anno finisco di lavorare a fine giugno anche se l’attività dell’asilo proseguirà fino a metà luglio». E pensare che Alessandra una volta aveva anche fiuto da imprenditrice, avendo aperto nel 1988 il secondo nido privato a Prato. «Ho esperienza di libera professionista, per dieci anni ho gestito un asilo che poi ho ceduto a una cooperativa dove ho lavorato come socia dipendente fino al 2008. Quello delle coop è un mondo che conosco bene: lì non c’erano mai né sabato né domenica. Nel pubblico è diverso: la qualità del servizio dipende dalle condizioni di lavoro».

Le paure di Valeria. Se la chiamata a settembre è quasi certa per Alessandra Fiesoli, per Valeria Vannucchi, educatrice al nido “Le Badie”, le probabilità si affievoliscono vista la posizione infelice in graduatoria. A dispetto della sua giovane età (trent’anni), l’esperienza sul campo c’è tutta. «Ho iniziato a fare l’educatrice a 19 anni, prima nel privato dove avevo anche ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Nel 2003 feci la domanda per il nido comunale: in fondo, ero ancora giovane e avrei potuto permettermi di rimanere precaria per un po’. Purtroppo però a settembre gli educatori precari riceveranno al massimo nove incarichi e io sono 32esima in graduatoria. Vero è che poi tanta gente prima di me rinuncia o va alla materna ma la paura di perdere il lavoro è tanta». Brillano gli occhi a Valeria quando racconta la sua quotidianità in mezzo ai bambini. «Quando mi sveglio la mattina non avverto il peso del lavoro. I bimbi mi danno serenità, mi piace l’idea di poter allevare i cittadini del futuro».

Ausiliari e insegnanti con la valigia. C’è chi invece un contratto a tempo indeterminato ce l’ha. E non è poco di questi tempi. Come Stefania Cipriani che presto dal nido “Castellare”, dove finora ha lavorato come “custode” (o meglio, ausiliaria dei servizi scolastici), dovrà fare le valigie. Le sue colleghe a tempo determinato saranno “esternalizzate”, ovvero finiranno sotto una cooperativa appaltata dal Comune che dovrebbe riassorbire gli ausiliari e gli educatori di sostegno a termine. Lei invece rimarrà al suo posto. «Ciò non significa che non esprima la mia solidarietà alle mie colleghe precarie, anzi. L’unità nella battaglia è la nostra forza. Comunque a 59 anni non è facile ricominciare da capo». Il “Castellare” è nell’elenco degli asili che verranno dati in gestione a una cooperativa (insieme a “Valle incantata”, “Mongolfiera”, “Astrolabio” e “La Querce”, stando alla lista in mano alla Cgil): la conseguenza è che nove educatori di ruolo saranno spostati, sottraendo così posti di lavoro a precari in graduatoria, per un totale di 42 bimbi in meno. «Noi a tempo indeterminato ci sentiamo come pedine da spostare in qua e là, in nome di una spesa da contenere. Temo che questi spostamenti spianino la strada allo smantellamento di un sistema che finora è stato d’eccellenza». Acque agitate anche alla scuola dell’infanzia. Alla materna “Maliseti” a settembre perderanno un’insegnante di ruolo che verrà spostata in un’altra scuola. «E’ quello che capiterà a una mia collega. Ma così – fa notare la maestra Luciana Corsetti - ci mettono nelle condizioni di lavorare con disagio. Ci ritroveremo con la valigia sempre in mano pur essendo insegnanti di ruolo».

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