Il Tirreno

Prato

«L’Harlem Shake farà vedere al mondo quanto è bella Prato»

Danilo Fastelli
«L’Harlem Shake farà vedere al mondo quanto è bella Prato»

Parla Carlos Martinez, titolare del Doors Pub di piazza Mercatale, tra gli organizzatori dell’iniziativa di domenica. «Facciamo qualcosa per rivitalizzare il centro storico. Apprezzo le critiche, purché siano costruttive»

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Parlantina sciolta, accento argentino, uno spiccato senso pratico che ispira simpatia, Carlos Martinez è il titolare del Doors Pub in piazza Mercatale a Prato ed è anche uno degli organizzatori dell’Harlem Shake organizzato per domenica in piazza Duomo alle 16. Dopo aver accolto le critiche di alcuni giovani pratesi attivi nell’ambiente culturale cittadino, Martinez spiega la filosofia di fondo dell’iniziativa.

Come vi è venuta questa idea?
«È nata dopo il successo inaspettato dell’Harlem Shake che ho organizzato nel mio locale: la sala era strapiena e il video su You Tube è stato visto tantissimo. Allora ci siamo detti: perché non provare a farne uno gigante, che faccia vedere al mondo quanto è bella Prato?».

Come vi state muovendo?
«Attraverso la promozione, ma anche il passaparola. In giro c'è interesse, mi ha chiamato molta gente. Anche una squadra della Palla Grossa mi ha fatto sapere che parteciperà. Penso che saremo in tanti e che ci divertiremo».

Avete annunciato l’Harlem Shake più grande d’Italia. A quale numero di partecipanti pensate?
«Non so quanti saremo, ma spero di vedere almeno duemila persone in piazza».

Risponda a queste critiche. L’Harlem Shake andava di moda qualche mese fa e adesso che la moda è passata ne facciamo uno a Prato.
«È vero, ma bisogna tenere conto della trafila burocratica: noi ci siamo mossi qualche mese fa, ma ci sono voluti due mesi solo per ottenere tutte le autorizzazioni necessarie».

È un modo scarsamente culturale di fare aggregazione giovanile.
«Sono d’accordo anche su questo. Ma alle gare di poesia ci vanno dieci gatti. Mentre noi vogliamo coinvolgere tante persone, raggiungere più gente possibile. Non dico che sia la maniera migliore, dico che è quella più ampiamente accessibile».

Non serve a nulla. Lascia il tempo che trova.
«Questo è sbagliato, serve eccome. Perché attraverso internet può portare il nome di Prato in tutto il mondo, facendo vedere ovunque quanto è bella la sua piazza. E perché coinvolge tanta gente dentro il centro storico, persone che non avrebbero altra ragione per venirci. Serve come servono tutte le iniziative in grado di rivitalizzare il centro e di far conoscere Prato fuori dalle sue mura».

Servono anche le critiche?
«Le critiche costruttive servono, invece non servono a nulla coloro che criticano e basta e non realizzano mai niente. Questa è un’iniziativa che facciamo con il cuore e perché ci crediamo, rimettendoci del nostro tempo e dei nostri soldi. Almeno noi stiamo provando a fare qualcosa».

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