Finanza
Cause legali, il Comune non bada a spese
Carmignano ha pagato 387.000 euro in cinque anni. Salvadori (Pdl): è un inutile accanimento coi soldi dei cittadini
CARMIGNANO. Trecentottantasettemila euro in cinque anni, che non sono pochi per un amministrazione che sfiora i 15mila abitanti. Li ha spesi il Comune per liti, avvocati e pareri legali.
«E' evidente – commenta il consigliere del Pdl Christian Salvadori, che ha sollevato il caso – che c'è qualcosa che non va. Se i cittadini ricorrono numerosi ai giudici è indice quantomeno di un dialogo che non funziona».
«Per di più – aggiunge – sono cause spesso perse in partenza o evitabili. Ma il Comune ricorre quasi sempre fino all'ultimo grado, fino al Consiglio di Stato, spendendo ogni volta migliaia di euro su migliaia di euro». Salvadori ha in mano una stampa con tutte le spese legali sostenute dal Comune dal 2008 al 31 dicembre dell'anno scorso: due capitoli, uno per le liti e l'altra per gli incarichi. Trecentottantasettemila euro in cinque anni appunto. Solo nel 2008 i conti appaiono sotto controllo: poco più di 28mila euro rispetto ad una previsione di 30mila per le le liti, altri 30mila per gli incarichi legali. Poi la spesa esplode.
Il picco è nel 2011: 30mila euro ancora di previsione iniziale e 106.131 di impegni finali sul fronte delle spese per le liti, altri 18mila per gli incarichi legali.
L'anno scorso l'asticella si è fermata a 55mila euro per le spese giudiziarie e 9.600 per gli incarichi. Nel 2009 erano stati spesi 27mila euro (contro 10mila previsti) per le liti e 44mila per gli incarichi, altri 86mila (41mila e 45mila) nel 2010. E le cause continuano numerose anche quest'anno” annota Salvadori. «Con i 387 mila euro spesi dal 2008 al 2012 ci si potevano asfaltare strade malconce che da tempo aspettano di essere sistemate - dice il consigliere – E invece sono stati spesi così. Ripeto: a volte inutilmente, accanendosi nei ricorsi». Molte cause riguardano l'urbanistica: da terreni espropriati a condoni edilizi contestati dai vicini, per distanze non rispettate, errori o presunte dichiarazioni false. Poi ci sono danni a cose o persone provocati dalla scarsa cura del patrimonio comune. E' dell'anno scorso la condanna in secondo grado del Comune per la mancata assunzione (a tre mesi) di una donna al sesto mese di gravidanza. «Quando il Comune perde, ricorre – conclude Salvadori - Ricorre anche contro l'evidenza. Ultimamente si è rivolto al Consiglio di Stato, dopo una sentenza del Tar, contro un parere già negativo del Consiglio di Stato. Un accanimento che diventa vessazione verso i cittadini, costretti ad attendere anni. Con soldi buttati al vento, che sono soldi di tutti».
Walter Fortini
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