Italia
«Meno burocrazia e maggiore disponibilità»
Le lamentele (e gli apprezzamenti) degli utenti. Il caso di una mamma imprenditrice che per avere il pediatra ha dovuto portare la visura camerale
PRATO. Hai voglia a telefonare, a stare incollati alla cornetta sperando che dall’altra parte del filo un operatore ti risponda. Dopo un’ora di attesa con il rischio di una bolletta telefonica più salata, a Milena Polimeni è scappata la pazienza: la signora è salita in macchina e si è presentata al distretto di via Roma per prenotare di persona la sua visita ortopedica. Se Milena potesse scrivere la pagella di uno dei presidi sanitari più utilizzati in città (tra punto prelievi, servizi sociali e consultorio, una media di 400-500 utenti al giorno), probabilmente sposerebbe il giudizio del Mes della scuola Sant’Anna di Pisa.
«Abito alle Badie, faccio prima a venire di persona per fissare un appuntamento. E mi è andata bene perché non ho dovuto aspettare molto allo sportello: in genere si perdono ore perché la presenza di tanti utenti stranieri rallenta il servizio. Meno male che oggi (ieri, ndr) il Cup resta aperto fino alle 15.30, anziché chiudere alle 12.30. Ma purtroppo solo il lunedì».
Per il Mes del Sant'Anna la nostra realtà veste la maglia nera dei servizi offerti dai distretti sanitari. Lungo una retta da zero a cinque, a Prato ci si ferma a un punteggio di 0,48. Fanalino di coda della Toscana, con una performance peggiore anche rispetto a Livorno (0,96) che, nella classifica delle aziende sanitarie toscane, è ultima. La fotografia scattata dal Mes tiene conto di una serie di parametri nell'analisi dei distretti (in tutto dieci, cinque a Prato – Giovannini, via Roma, via Giubilei, via Clementi e piazza Lippi - e gli altri cinque dislocati in provincia), in primis gli orari di apertura, la gentilezza del personale, il comfort delle strutture e la chiarezza delle informazioni ricevute.
Se Milena Polimeni storce il naso per gli orari di apertura del Cup ritenuti troppo corti, Marinella Attardo, neomamma che da poco ha trasferito la residenza da Colle Val d’Elsa a Prato, è alle prese con una serie di adempimenti burocratici che la costringono a fare avanti e indietro dal presidio di via Roma.
«E’ già il terzo viaggio che faccio: ho un bimbo di dieci giorni e devo richiedere il pediatra ma, per il cambio di residenza, non bastava l’autocertificazione. Hanno voluto la visura camerale visto che ho un’impresa. Un pochino più di semplificazione burocratica sarebbe ben accetta». La rilevazione del Mes, diffusa nei giorni scorsi, è il frutto di un sondaggio a campione effettuato telefonicamente anche fra gli utenti pratesi: ne deriva una radiografia della sanità locale a tutti i livelli, con indici anche positivi per quanto riguarda l’operazione delle fratture di femore entro due giorni: se la media nazionale è del 35%, Prato ha fatto un salto di qualità (dal 48 all’84% fra il 2011 e il 2012).
Non tutti i giudizi degli utenti sono negativi, a proposito dei servizi erogati dai presidi. «Sono in attesa per rinnovare la tessera sanitaria in scadenza: da utente non ho niente di cui lamentarmi», fa sapere Loubna, di origine marocchina. Le fa eco anche Cristiana Ghirardini, altra neomamma che risiede a Prato ma che lavora a Montecatini. «In questo distretto mi sono sempre trovata bene, prima con la gravidanza e ora con le vaccinazioni del bimbo. A Montecatini questi servizi vanno peggio».
Le fa eco anche Cristiana Ghirardini, altra neomamma che risiede a Prato e lavora a Montecatini. La bocciatura del Mes del Sant’Anna, relativamente alle attività nei presidi pratesi, viene considerata ingiusta se vista con gli occhi di chi ha avuto bisogno in prima persona di alcuni servizi, prima da donna in dolce attesa e ora da mamma.
«Qui mi hanno seguito benissimo. In questo distretto mi sono sempre trovata bene, prima con la gravidanza e ora con le vaccinazioni del bimbo. A Montecatini, dove trascorro la maggior parte del mio tempo per lavoro, mi accorgo di come questi servizi vadano peggio».
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